Non era Santa Fè come nel noto brano della Carrà, ma Barcellona. Lì, il 18 e 19 aprile scorsi è avvenuto quello che sembra essere stato il primo atto di un’internazionale antifascista e progressista sotto l’egida di Pedro Sanchez, segretario del Partito Socialista spagnolo, con partecipanti di riguardo come i capi di stato Lula da Silva dal Brasile, la Sheinbaum dal Messico, Gustavo Petro dalla Colombia.
Sul 25 Aprile e la Resistenza (seconda parte)
Era da dire…
Eh sì, era da dire che dopo le provocazioni squadristiche di questi signori contro il prof. Angelo D’Orsi, reo di svolgere iniziative democratiche sul tema della russofobia, la risposta ci sarebbe stata di fronte all’ennesima provocazione. Stavolta a Roma: i +Europa e radicali con le bandiere dell’Ucraina sono stati accolti da una massa antifascista in un respingimento spontaneo.
Sul 25 Aprile e la Resistenza
Da parecchi decenni assistiamo a una storpiatura della Resistenza nei suoi valori. Le liturgie istituzionali hanno fatto da preludio a tutte le operazioni che sono state fatte successivamente e a tappe. In particolare sulla questione comunismo anticomunismo, l’operazione di sdoganamento del fascismo con le foibe e la giornata istituita, che azzera i crimini di massa commessi dal nazifascismo e dai suoi complici ustascia di Ante Pavelic nei Balcani della Yugoslavia.
Alcune considerazioni sulla politica italiana (ed europea)
Il festival “Il tempo dei nostri eroi” che si sta tenendo a Bologna in questi due giorni, caratterizzato dalla documentaristica russa e promosso da forze politiche sotto traccia e la stessa RT, ci deve riportare ad alcune considerazioni.
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Bologna è una regola…
A Bologna censurare è una regola, speculare è una regola, dare spazio a nazi ucraini è una regola, reprimere è una regola…
Un anno e quattro mesi fa, con una delibera comunale, nonostante che il quartiere Savena avesse dato semaforo verde al rinnovo della convenzione (con la modifica di una cogestione), la junta Lepore ribaltava la questione e chiudeva Villa Paradiso, una Casa di Quartiere rea di aver programmato (e poi non fatto) due iniziative reputate “putiniane” dalla stessa junta. Una chiusura sollecitata con molta probabilità da Pina Picierno, una vicepresidente di Parlamento Europeo, più dedita ad andare a caccia di inziative che a suo modo di vedere siano favorevoli alla narrazione russa sulla guerra in corso in Ucraina.
Little Big Hormuz
Se ci si prende la briga di seguire non le panzane che raccontano a profusione dai media asserviti, ma i diversi analisti dei vari canali web di nicchia, ma attendibili (vedi Fronte Zero, Ottolina TV, Polivox, ecc.), si comprende che l’immobiliarista megalomane che fa la guerra dopo non aver ottenuto il nobel per la pace, è caduto in un bel cul de sac con l’aggressione all’Iran.
Quando chi si dice comunista fa il gioco dell’imperialismo
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il 27 gennaio è l’anniversario del carramato USA di Benigni
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Una battaglia che è nell’interesse di tutti
Questo articolo de Il Riformista, indecente e fascista, è rappresentativo di ciò che sta avvenendo in Italia: la negazione della libera espressione. Secondo questi aedi della democratura occidentalista, NATO, UE, USA, che non si capisce più bene chi è contro chi, pseudo-democratici fascisti contro pseudo-democratici fascisti, servi delle varie consorterie, non si può avere un’opinione divergente sul Venezuela, sul conflitto in Ucraina, sulla Palestina, sull’Iran: parte la gogna mediatica e spasso sanzioni, perquisizioni o peggio e vieni bollato a seconda per putiniano, antisemita, amico dei dittatori e degli ayatollah…
Il neoliberismo di guerra va oltre la democrazia borghese
Da più parti si continua a ripetere che con Trump presidente USA si sono violate le regole e che ora vige la legge del più forte. C’è chi dice anche che però l’imperialismo USA ha da sempre fatto guerre, colpi di stato, usato proxy come false bandiere, e che se non altro Trump ha il “pregio” di sostenere apertamente ciò che fa.
Queste due considerazioni, avanzate da politologi e opinionisti dissenzienti, si fermano però ai postulati, senza andare oltre. Ma oltre cosa c’è? Dobbiamo capire che se la prima considerazione ci porta a delle ricadute politiche e sociali di conflitto che non si sono ancora esplorate, la seconda mi pare piuttosto superficiale nella sua enunciazione, che se un pregio può avere è solo per il semplice fatto che un’intenzione dichiarata non necessita di smascheramenti e che può essere visibile a tutti o, per lo meno, a chi la vuole vedere.
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