SANTORO, IL BUCO NERO

Mentre è ormai piuttosto evidente, in modo trasversale, a gran parte della popolazione di varie colorazioni politiche e identità, che il problema di restrizioni e ricatti biopolitici, della guerra tra un’emergenza terroristica creata ad arte e l’altra, è il sistema dominante USA attraverso la NATO, le oligarchie anglosassoni e quelle ordoliberiste del nord Europa che sottraggono sovranità al nostro paese attraverso la UE, la sinistra euroimperialista e atlantista ha bisogno di recuperare consenso d’innanzi a un astensionismo dilagante e a sondaggi che rivelano la cobtrarietà della maggioranza degli italiani all’invio di armi in Ucraina. Per le oligarchie imperialiste sarebbe molto meglio la stabilità del comando capitalista e dei suoi apparati garantita dal PD e dai suoi cespugli moderati e radicali: ossia Calenda e Renzi da una parte e Fratoianni e Bersani dall’altra, con aggiunta dei 5Stelle: un buco nero che attrae insieme ai vari protagonisti di una politichetta, la solita, anche quelle soggettività che contro la guerra in chiave antimperialista avrebbero molto da spendersi e lottare, ma i cui dirigenti e autorevoli compagni che menano le danze fanno loro da tappo.

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Crisi e guerra, un ragionamento sull’attuale situazione geopolitica mondiale

Interessante l’analisi di Fabrizio Casari: Niger, la Francia in un tunnel. Io allargherei però il ragionamento alla situazione internazionale, oltre il focus sul Sahel.
Alla fine i fronti di conflitto per i paesi imperialisti stanno diventando troppi per poterli gestire. A meno di una vasta guerra micidiale che porti sul terreno caschi occidentali (già di per sé in querelle nazionaliste tra le loro frazioni di capitale) in Niger. Ma a quel punto anche in Burkina e Mali, gran parte del Sahel è perso e le potenze punteranno alla diplomazia, proponendo concessioni per non lasciare spazio nell’area all’espansione della Federazione Russa, ma soprattutto della Repubblica Popolare Cinese.

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Arrestano per la pubblicazione di un giornale…

Nove anarchici arrestati. Il reato? Pubblicazione di un giornale: qui l’informazione.
Non è un bel segnale. Ma questo è esattanente il risultato di un emergenzialismo che dura da anni e che ogni volta ha tolto qualcosa di più: diritti, spazi, agibilità poltica da parte di chi critica questo stato di cose. Un’emergenza che è passata anche per le restrizioni covid, il green pass, i coprifuochi, i ricatti con i quali hanno imposto la siringata di massa. E che oggi vede in prima fila anche la “sinistra”, come le esternazioni di Bonelli per perseguire chi dissente dalla narrazione mainstream sul clima.

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In ricordo di Roberto

Il mio intervento di ieri sera a Villa Paradiso, in memoria dell’amico e compagno Roberto Sassi.

Me lo ricordo ancora, credo in via Zamboni in zona universitaria. Me lo sono trovato davanti, con una sua domanda secca: sei con noi o con loro? Io studente medio come lui, sapevo a mala pena delle divisioni interne, Autonomia Operaia da una parte, Autonomia Operaia dall’altra.

Io risposi: con loro, ma non sapevo che in realtà, anche se i Settanta e gli Ottanta hanno fatto la loro storia, nei decenni a venire ci saremmo ritrovati tante volte.

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Riflessioni su una sinistra di classe che sbaglia

Quando leggo dei simili post, resto basito. In particolare questo passaggio:
“l’unica soluzione alla guerra tra Stati e alla degenerazione in senso autoritario della democrazia non è tifare per l’uno o l’altro dei blocchi di Capitale o degli oligarchi dominanti. Ma è l’ingresso in campo di un terzo attore: siamo noi, le classi popolari.”

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Danse macabre

A dire il vero della morte di Berlusconi non me ne frega nulla.
La cosa sconcertante però è che una miriade di invorniti sinistrati se ne viene fuori con esternazioni da veri ignoranti e seguendo il mainstream che da anni occulta chi siano i veri responsabili e decisori delle politiche più reazionarie, guerrafondaie e imperialiste. Una torma di imbecilli così mi ha stupito: con commenti demenziali persino da personaggi, amici che credevo che per la frequentazione con Valerio Evangelisti avessero imparato qualcosa e che ho dovuto bannare perché capacissimi nel loro non capire nulla delle miei posizioni politiche di associarmi a qualche connivente con le destre.

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Presa di posizione

Pubblico alcune considerazioni riguardanti il mio punto di vista su questa fase politica sul piano nazionale e internazionale. Lo faccio senza peli sulla lingua e considerando che ormai la quasi totalità di quella che ama definirsi “sinistra di classe” o “movimento antagonista” è in totale confusione politica. Buona lettura.

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«Romagna mia…»

Penso che più andiamo avamti e in questo paese più ci pisciano in testa dicendo che piove.
L’ultima vicenda dell’alluvione in Romagna fa tremare le vene dei polsi. Invece di dire: scusate ora i soldi per le armi li destiniamo a chi ha bisogno urgente qui per le opere di risarcimento e risanamento, il governo “fascista” spalleggiato fino dai dem prosegue con il ruolino di marcia imposto dagli USA e dall’UE, rendendosi complice della carneficina su vasta scala in Ucraina.

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Sul sentiment del popolo…

Un contributo da France Insoumise (Melenchon) con alcuni spunti interessanti.
In particolare pongo l’attenzione su questo passaggio:
“L’inno nazionale e la bandiera non assumono mai il significato di sciovinismo o nazionalismo ideologico. Si tratta di una proclamazione d’identità cittadina: “la nazione siamo noi, il popolo”. Questo popolo si omogeneizza nell’azione e attraverso l’azione. Acquisisce progressivamente un’autonomia decisionale e di presenza pubblica.”

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Quale 1° maggio?

Il 1° maggio è festa del lavoratori e non del lavoro

Sarebbe da contestare il concetto di festa, con tutto il suo strascico di concertoni CGIL-CISL-UIL, a causa dei quali le lavoratrici e i lavoratori hanno ben poco da festeggiare: decenni di svendite a favore del mantra capitalistico che dagli anni ’80 in poi ha introdotto nella politica economica italiana e in quella europea occidentale il neoliberismo, ossia la messa a profitto di ogni pezzo di società e di stato sociale. Con un’Unione Europea che è nata su questi presupposti e che prosegue il suo ruolino di marcia a vantaggio non dei popoli europei e delle classi lavoratrici, ma dei gruppi della finanza e delle multinazionali.

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