Riflessioni pandemiche

Riporto sul mio blog questo intervento che ho pubblicato su Carmillaonline in data di ieri.

Trovo le polemiche interne alla sinistra di classe sul lockdown del tutto fuorvianti. Le accuse reciproche di negazionismo da una parte e dall’altra di sudditanza ai dettami imposti dal regime in materia di salute pubblica non colgono la questione essenziale che è un passaggio epocale, direi antropologico e non solo economico di crisi del capitalismo.

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Riprendo le pubblicazioni…

… dopo ben due mesi di problemi di salute non indifferenti.

Lo faccio con questo pezzo sulla pandemia e i limiti strutturale di sistema che si sono evidenziati.

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Come materialisti, i ragionamenti sulle società, le loro tipologie, le loro dinamiche si basano sempre sull’esperienza storica data di ogni realtà sociale. Ma supponiamo per un istante di ragionare ipotizzando una società come dovrebbe essere. E facciamolo partendo da una constatazione molto semplice: la pandemia ha evidenziato i limiti e diciamolo pure, le tare di questa società capitalista, dove oggi vige il neoliberalismo più sfrenato.

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Mutazione antroplogica nello stesso paradigma economico-sociale (ormai marcio)

Quello che stiamo vivendo non è una semplice emergenza sanitaria, ma un mutamento antropologico delle relazioni sociali e delle pratiche di vita basato sul controllo dei corpi e dei comportamenti. Questo è ciò che avviene attraverso il distanziamento, la reclusione in casa nei picchi del contagio, con una potenza tecnologica integrata quale: la geolocalizzazione con controllo biometrico, il tracking sanitario e vaccinale, le ronde poliziesche, i droni per la sorveglianza del territorio, le spie di vicinato, le app di tracciabilità e monitoraggio dello stato di salute e delle abitudini al consumo.
Uno stato di salute governato da un stato di polizia, uno stato di polizia legittimato da ragioni sanitarie, un tso di massa sulla popolazione sempre possibile e giustificabile, modulabile in diversi gradi di carcerazione sociale e individuale.

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Biopolitica

Ho sempre dato un valore di apoliticità e quindi inconcludenza a un termine: biopolitica, che associa la politica alla vita, dato che la vita stessa è già di per se stessa descrivibile e agibile attraverso l’atto politico. Tuttavia ciò che sta accadendo in queste settimane, il profondo mutamento antropologico che avviene nello stesso sistema di relazioni sociali capitalistiche, stravolgendole, non può essere spiegabile e agibile con le normali categorie socio-economiche della politica. Del resto, se per Marx “l’uomo nuovo” è un essere sociale complessivo, che riassume superandole le contraddizioni stesse tra umanità e natura, e che relega il capitalismo a un momento dell’esistenza sociale della comunità umana, la politica è qualcosa che va oltre il piano dei rapporti conflittuali tra classi, tra individui, andando a investire una dimensione più vasta e prodonda come il rapporto tra umanità e natura.

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Buon 25 aprile… la Resistenza inizia adesso

Con l’avvento della pandemia nel mondo, nel nostro paese si sono viste tutte le porcate del passato, a partire dalla devastazione della sanità pubblica e tutte le logiche che vedono le persone nella spazzatura e i profitti al primo posto, vedere le scelte di tenere aperte gran parte delle produzioni. Per questo, tutta questa retorica dei balconi, dai quali si sventolano tricolori, si canta l’inno italiano e si chiama la polizia per delazioni casalinghe, come quel cartelletto “andra tutto bene” mi hanno suscitato tutta la repulsione per la grande ipocrisia di un paese tutt’altro che solidale, a partire da governanti inetti che alla fine ci faranno ingoiare col MES tutte le logiche degli usurai nord-europei.

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Il regime disciplinare che verrà

Anche ieri sera, in uno dei tanti bugiardoni tv si inneggiava ai moderni mezzi per controllare e sanzionare i “furbetti” della gita fuori porta. Si vedevano droni che volavano sulle città. E poi si parlava delle app che attraverso Google e altri gestori sarà possibile controllare in ogni istante la popolazione. Ecco cos’ha aperto il Covid-19: una società disciplinare da far impallidire nella tomba lo stesso Foucault.

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Il cigno nero

Ho atteso qualche giorno prima di riprendere i miei post su questo mio blog. Non perché non comprendevo cosa stia accadendo, ma per poter fare delle considerazioni in modo più sintetico ed esaustivo. Ricapitolando, anche a beneficio dei posteri, un virus si è diffuso nel mondo partendo dalla Cina: uno della famiglia dei Coronavirus denominato Covid-19. Tra i paesi di secondo contagio c’è anche il nostro, anzi, soprattutto il nostro, che in Europa sta dando il più altro tributo di vittime. Siamo già dopo un mese oltre i diecimila. Ma la gran parte dei contagiati non sono individuati, così come molti che si fanno la malattia in casa e lì spesso muoiono.

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Sulla presenza armata dell’esercito nell’emergenza Covid-19

Avrete visto in queste ore nelle tv le immagini di militari dell’esercito italiano armati di mitragliatore pattugliare le strade e presidiare le piazze. Il fatto di vedere militari armati è piuttosto inquietante, visto e considerato che non siamo né in guerra con altri stati, né in uno stato di guerra civile stile nord-irlandese.

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Come l’8 settembre

C’è un articolo che penso tutti debbano leggere: Epidemia coronavirus, due approcci strategici, di Roberto Buffagni apparso sul web “Italia e il mondo”. Gran parte delle persone dotate di buon senso e non necessariamente indottrinate da visioni naziliberiste che caldeggiano il darwinismo sociale dei più forti vanno avanti, saranno rimaste colpite dalle dichiarazioni del premier britannico Boris Johnson e dai relativi provvedimenti blandi, che non fermano l’economia nazionale del Regno Unito.

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