Sono un campista… nel senso che amo i campi di calcio, o quelli di grano senza dormirvi sepolto? Oppure al contrario, che campo, nel senso che sono ancora vivo…
Ma forse sono campista perché sono in un campo contro un altro, quindi parteggio, allora sono partigiano. Sì, ma di cosa?
Beh, come comunista parteggio per la mia parte, che aspira al comunismo, il quale è per tutta l’umanità, anche se oggettivamente la classe che maggiormente ha interesse al comunismo è la classe operaia, il proletariato.
Quindi il campismo conduce per contraddizioni a riunire l’umanità in un unico campo, quello della libertà dallo sfruttamento. Ma c’è qualcuno che inizia e che entra materialmente nelle contraddizioni.
Ma il campo è qualcosa di lineare? E’ l’armonia per la Cina confucio-marxiana, o un’astrazione “internazionalista” che è rimasticatura di un cosmopolitismo borghese?
Ma parlavo di contraddizioni, non di armonia, perché sarebbe bello che tutto fosse chiaro e limpido: ma la società non è così.
Quando i campi sono due: borghesia e proletariato , la scelta è chiara. ma allora qualcuno ti può dire: se scegli il proletariato, come puoi pensare che ciò vada nella direzione di tutta l’umanità?
Eppure è così: la contraddizione si scioglie nel superamento della vecchia società per la nuova.
Ma allora il campismo non è una bestemmia. E non lo è neppure se tra due campi nella congiuntura vedono opporsi un capitalismo privato feroce che vuole mantenere la sua supremazia sul sistema mondo a un insieme composito di paesi che questo suprematismo lo vogliono superare con regole e relazioni basate non sulla guerra ma sul rispetto, la condivisione e la cooperazione tra popoli.
No allora, campismo non è una bestialità, ma un percorso politico fatto di contraddizioni nel quale i comunisti possono intervenire e proseguire la lotta di classe a seconda delle specifiche situazioni concrete. Descrive le basi di un passaggio storico che è un processo emancipativo e non una mera croce per le classi popolari come lo è l’imperialismo suprematista.
Sì, allora sono campista e mi risuona la frase “Ceterum censeo Carthaginem esse delendam”, tradotta in volgare “ergo Carthago delenda est”, di Marco Porcio Catone, che nel II secolo a.c. indicava pedissequamente che la soluzione era quella di distruggere Cartagine. Cartagine per noi è l’imperialismo, ossia il suprematismo atlantista. Diversamente ci si perde nella notte in cui tutte le vacche sono nere e si fa della lotta di classe una pura questione di principio. Un’astrazione appunto. Ciò non toglie che i comunisti debbano battersi ovunque per la classe, in ogni situazione. Ma non possono non fondare la propria strategia politica, proprio perché internazionalista, su una visione più generale della lotta di classe stessa. Individuare il nemico principale diceva il compagno Mao. Questo vale anche sul piano generale.
Postilla:
Che nessuno si azzardi a darmi del putiniano: la questione l’avete capita benissimo. Nella Resistenza i lanci di armi dai britannici non li avreste presi? Sul treno per Pietruburgo non ci sareste saliti? E abbiamo visto dove finiscono le illusioni sui popoli nel mondo che si liberano: certo, come il Rojava: a far da proxy agli USA. O certi internazionalisti pseudo anarchici: a far da mosche cocchiere del nazi banderismo ucraino e alla NATO contro i popoli del Donbass.