Da parecchi decenni assistiamo a una storpiatura della Resistenza nei suoi valori. Le liturgie istituzionali hanno fatto da preludio a tutte le operazioni che sono state fatte successivamente e a tappe. In particolare sulla questione comunismo anticomunismo, l’operazione di sdoganamento del fascismo con le foibe e la giornata istituita, che azzera i crimini di massa commessi dal nazifascismo e dai suoi complici ustascia di Ante Pavelic nei Balcani della Yugoslavia.
L’operazione della Brigata Ebraica, che non fu partigiana ma in forze all’esercito britannico del gen. Alexander e operò solo per un mese e alla fine della guerra e dopo la liberazione di Auschwitz a opera dell’Armata Rossa e che sta servendo a sdoganare il suprematismo etnofascista del sionismo israeliano: lo abbiamo visto in questi ultimi anni con la presenza e il beneplacito di PD e ANPI nelle manifestazioni ufficiali di veri e propri squadristi, che a Porta San Paolo per esempio hanno assaltato la parte filo-palestinese della sinistra di classe. Lo scopo ben preparato da ambienti legati all’hasbara è quello di far accettare le porcate criminali del sionismo genocidario e di estromettere la questione palestinese dalle manifestazioni antifasciste. Iniziamo col dire che l’antifascismo ha senso se è concepito come Resistenza all’oppressione fascista in tutte le sue sfaccettature, che universalmente è strumento dell’imperialismo. Ed è proprio questo l’elemento narrativo e di analisi che le liturgie di sistema hanno espunto soprattutto dopo la fine del PCI e la morte degli ultimi testimoni, i partigiani che la Resistenza l’hanno fatta e non a chiacchiere e ci avrebbero potuto dire che le forze titine hanno contribuito alla liberazione dal nazifascismo, che le foibe furono in prevalenza utilizzate dai criminali nazisti contro la popolazione slava, che la partecipazione degli ebrei alla Resistenza fu massiccia ma dentro le formazioni partigiane esattamente come tutti gli altri combattenti e che della Brigata Ebraica non v’era traccia.
Ma l’apoteosi la si raggiunge con il banderismo ucraino, creato e sostenuto dalla NATO in funzione anti-russa. Qui si va ben oltre il PD, l’ANPI, l’ARCI e le ong “di sinistra” varie con le loro visite a Odessa e bandiere di Pravy Sektor davanti alla Casa dei Sindacati che fu teatro il 2 maggio 2014 di un eccidio di antifascisti a opera dei nazi-banderisti del regime golpista eterodiretto dai servizi USA e occidentali. Con la nozione falsa di “resistenza ucraina” si arriva fino a determinati centri sociali e forze politiche settarie della sinistra pseudo comunista come il PMLI. Il sostegno dato a Solidarity Collective dai “municipalisti” bolognesi ne è un eloquente esempio, sostenendo pseudo anarchici che riforniscono di armi e danari unità armate ucraine. E a ben poco serve a distinguersi dai nazi ucraini. Sarebbe un po’ come dire: combatto nella Wermacht ma non c’entro nulla con le SS.
Riguardo l’analisi che mette sullo stesso piano l’imperialismo occidentale da quello russo (che imperialismo non è secondo un’onesta analisi leniniana) si potrebbe anche discutere. Ma ciò che è palesemente falso e funzionale alla propaganda bellica NATO è la narrazione della Russia che aggredisce, quando dal 2014 è esattamente il contrario con i massacri perpetrati sulle popolazioni russofone del Donbass a opera dei nazi-golpisti al soldo dell’Occidente imperialista. Basterebbe guardare una carta geopolitica europea prima della fine del Patto di Varsavia e confrontarla con un’altra odierna per capire chi sta aggredendo chi. Solo un cretino imbevuto di cazzate propagandistiche alla Parenzo, Vespa e Formigli potrebbe non capirlo. Ebbene, sulla questione antifascismo, usato come santino antimeloniano da parte della vulgata Dem, AVS e compagnia cantante, c’è ben poco da dire: un antifascismo liturgico e da salotto che dà una visione del fascismo retrò, alla Predappio, per manovre di consorteria. Su quella sinistra che invece millanta di essere antagonista invece è necessario dire che anche questa, come i dem e cespugli sono proxy delle forze economiche egemoni nel campo imperialista.
Di quale antifascismo si parla allora? Cos’è l’antifascismo oggi? E ce lo devono insegnare coloro che hanno votato nel Parlamento europeo l’equiparazione tra fascismo e comunismo, coloro che hanno sdoganato il nazi-banderismo ucraino perché utile all’imperialismo europeista, coloro che votano sanzioni alla Russia e armi al nazi Zelensky, che usano la censura e l’intimidazione su tutte le voci dissenzienti accusate di putinismo, che vietano ad artisti russi di esibirsi, coloro che non hanno mosso un dito nel genocidio del popolo palestinese, coloro che hanno funzionari nei consigli di amministrazione dell’industria delle armi, che fanno affari con Israele?

Ma questo discorso va esteso anche alle situazioni locali. Prendo Bologna per esempio. La junta Lepore “la più a sinistra d’Italia”, ha censurato una sua Casa di Quartiere, Villa Paradiso, perché faceva attività di informazione ospitando voci dissonanti, arrivando a chiuderla con una delibera che sconfessava il rinnovo della convenzione fatto dal Consiglio di Quartiere. Un’operazione che certamente non andava nella direzione del pluralismo democratico, neppure di stampo liberale. Pensate forse che i centri sociali, quello municipalista o altri convenzionati abbiano dato un minimo segno di solidarietà all’Associazione di compagni che gestivano la CdQ? Neanche per sogno: silenzio. E guarda caso sono gli stessi che sostengono il dirittumanitarismo a senso unico e filo ucraino della stessa junta: dei proxy appunto. Una schizofrenia politica per chi agita la questione palestinese e nel contempo sostiene il filo-imperialismo ucraino che è ben collegato al sionismo per scambi di intelligence, armi e quant’altro. Finto antagonismo che ripete verso numerosi compagni e realtà politiche le accuse di rossobrunismo e campismo che la sinistra imperialista rivolge agli antimperialisti, utilizzando in modo improprio questo termine, che in realtà definisce i fascisti che si ammantano di concetti in uso alla sinistra (qui una bella lezione di valerio Evangelisti sull’argomento).
Certi post operaisti e anarcoidi vari, sono gli utili agenti dell’euroatlantismo, che infatti in alcuni casi parlano di un’altra Europa politica, che nulla ha a che vedere con l’internazionalismo. Stesse narrazioni di regime. Così come le manifestazioni contro gli ayatollah sono servite all’aggressione imperialista e sionista iniziata a febbraio.
Iniziamo a mettere insieme gli elementi inerenti le attuali manovre politiche in atto nella sinistra. Partiamo dal movimento No-Kings. Quello che si sospetta è che il movimento statunitense goda di appoggi in ambienti democratici in funzione anti-trumpiana. Di fatto è lo stesso schema anti meloniano del PD e cespugli. Infatti, sul piano ideologico associare un Trump ai re consente di ridurre tutte le contraddizioni che attraversano la globalità del mondo e il campo occidentale a un sistema di sfruttamento, guerra e oppressione che ha un anno zero, come se precedentemente tutto andasse bene con i democratici. La rimozione dei fatti e dei pregressi è una dominante della propaganda imperialista. Lo vediamo con il conflitto ucraino-russo, lo vediamo con la legittima reazione iraniana all’aggressione bellica sionista e USA e quindi lo vediamo nel concentrare contro le destre tutti mali del mondo. Lo stesso Sanchez alla kermesse dei progressisti e socialisti di Barcellona, opera una linea di demarcazione con la destra che di fatto occulta tutto ciò che ha fatto la sinistra liberista nelle sue varie configurazioni sin dai tempi di Tony Blair e delle guerre “umanitarie” in Irak, Afghanistan e nel demonizzare come autocrazie tutte le nazioni che rientrano nel Washington consensus.
In realtà con la storiella dei Kings si occultano i crimini pregressi fatti di sanzioni e guerre ibride contro Cuba, la Yugoslavia, il Venezuela, la Siria, l’Iran, ecc., portati avanti da amministrazioni democratiche e in Italia dagli stessi PD. Un oblìo necessario per riportare in sella quella parte delle lobby imperialiste che sono i veri centri di potere atlantista ed europeista. L’antifascismo visto come puro attacco alle destre ha un ruolo importante come la vulgata no Kings, il dirittuamitarismo anti ayatollah (quando in Arabia le donne sono alla stregua delle schiave ma le femministe nostrane ovviamente non dicono nulla a proposito…). Inoltre in questa direzione va anche l’opzione politica di Acerbo della cd maggioranza di Rifondazione Comunista che è approdata nel Campo Largo.
Più che del sistema si parla del “re”… Ciò che si cerca di occultare con queste armi di distrazioni di massa è il sistema capitalistico nella sua globalità. E questa operazione diviene ancora più feroce nella propaganda e nella censura nella fase storica in cui l’imperialismo deve vedersela con competitori nei processi di accumulazione capitalistica in crisi, che con il multipolarismo stanno mettendo in crisi l’egemonia del dollaro e costruendo un’alternativa nella gestione del capitalismo stesso, su presupposti di cooperazione tra nazioni e modelli socio-economici differenti, dopo secoli di dominio coloniale e neocoloniale.
Come si può ben vedere dentro la sinistra a livello mondiale, continentale e locale, questa tendenza è operante come necessità per l’imperialismo di presidiare quelle parti di popolazione che vive le contraddizioni sociali ed etiche di un liberismo sempre più feroce e genocida che rompe ogni diritto costruito dal secondo dopoguerra del secolo scorso. I proxy sono gli ascari della sinistra imperialista, sia che siano gestori dell’esistente come le cricche dem che amministrano parti del sistema, sia che abbiano un ruolo falso antagonista (ma collegato ai primi) che contenga le esplosioni conflittuali deviandole dai veri punti di conflitto (vedi il dirittumanitarismo, i diritti civili strumentalizzati per una sinistra che non tocca quelli sociali e dei lavoratori). Basta una desinenza in “3”, uno schwab e la massa di “alternativi” si sente già in cammino per un cambiamento.

In Italia questa necessità narrativa distraente si rende ancora più necessaria a fronte delle vaste lotte dello scorso autunno a sostegno della Sumud Flottilla e della Resistenza Palestinese. E qui subentra la schizofrenia dei proxy centrosocialari e municipalisti che si muovono per i palestinesi, ma mettendoli sullo stesso piano dei nazi ucraini. Non degli ucraini in sé si badi bene, poiché la chiusura di partiti e giornali, la repressione dei servizi nazi fatti di sparizioni e torture soprattutto di attivisti di sinistra, i sequestri della popolazione ritenuta abile per il fronte a suon di botte e violenze da parte dei reclutatori, le punizioni barbare di gente legata ai pali e verniciata, la proibizioni della lingua russa, la chiusura della chiesa ortodossa di osservanza russa, la dicono lunga sui livelli di repressione generalizzata el regime banderista sul popolo ucraino a partire da quello russofono. E la Resistenza ucraina è invece quella che resiste al regime di Zelensky e soci, sempre più corrotto e vera marionetta in mano ai britannici, alla UE e alla NATO. Ci sono episodi anche armati che lo comprovano. Del resto con che faccia degli “anarchici” parlano di resistenza e di liberazione quando l’intera Ucraina è completamente asservita ai centri di potere occidentale?
Mai come oggi si rende necessario mettere dei bei paletti con questa accozzaglia di falsi antifascisti al servizio del grande capitale imperialista. Una sinistra di classe rivoluzionaria potrà ritrovare la sua dignità e sviluppare politicamente una propria presenza coerente e una strategia di conflitto rivoluzionario, quando da tutti questi soggetti si sarà allontanata riacquisendo un’autonomia politica e una critica sociale che non sia una farsa, un placebo del capitalismo stesso.
È auspicabile che le varie realtà politiche della sinistra di classe e dei comunisti si rendano conto di questa necessità e che questo 25 aprile sia realmente l’ultimo fatto in corteo con tali controrivoluzionari al servizio della “borghesia imperialista progressista”.