Sul 25 Aprile e la Resistenza (seconda parte)

Sul 25 Aprile e la Resistenza (seconda parte)

Era da dire…

Eh sì, era da dire che dopo le provocazioni squadristiche di questi signori contro il prof. Angelo D’Orsi, reo di svolgere iniziative democratiche sul tema della russofobia, la risposta ci sarebbe stata di fronte all’ennesima provocazione. Stavolta a Roma: i +Europa e radicali con le bandiere dell’Ucraina sono stati accolti da una massa antifascista in un respingimento spontaneo.

Mentre a Milano la Brigata Ebraica non è riuscita a entrare nel corteo del 25 aprile, respinta sempre da una massa spontanea che manifestava un bel BASTA con lo sdoganamento del peggior sionismo genocidario fatto di bandiere di Israele, ma anche quella del fu sanguinario Scià di Persia (la Savak e le sue torture in Iran se le ricordano ancora…) e degli USA che ci sta portando tra una guerra imperialista e l’altra alla catastrofe economica mondiale.

Quest’anno la Brigata Ebraica a Milano si è superata: oltre a quelle israeliane, bandiere USA, UE, iraniane dello scià, tutto il gotha dell’imperialismo guerrafondaio.

Cosa si aspettavano, una medaglia? Le proteste contro chi porta avanti guerre e genocidi sono sintomo di una sana intemperanza politica diffusa. Ed era ora che qualcuno si svegliasse e desse dei fermini alle provocazioni e alle narrazioni propagandistiche di chi sostiene le peggiori porcate gerrafondaie e genocidarie. Era ora che la si smettesse di infangae la Resistenza e i partigiani, che se fossero stati vivi oggi avrebbero sparato a nazi banderisti ucraini, per non parlare dell’oppresiine genocidaria e della pulizia etnica di un intero popolo: quello palestinese.

Queste risposte del tutto popolari sono la conseguenza dei crimini che l’imperialismo stesso sta compiendo nel mondo, in spregio a ogni diritto a partire da quello internazionale. E sono la continuità delle grandi mobilitazioni popolari a ottobre a sostegno delle Sumud Flottilla. Il clima politico sta cambiando e lo si è visto con il NO al referendum governativo sulla magistratura. Anche il Pd annusa l’aria e la Schlein vola a Barcellona per un improbabile adesione all’opzione socialista e progressista di Sanchez e Lula.

A poco serve dire alla Brigata Ebraica come a Roma di non esbire bandiere di Israele: per l’ANPI Nazionale è una patetica foglia di fico. Questa sinistra va buttata all’ammasso, devono andarsene tutti a casa, dopo il vergognoso comportamento tra complicità e omertà verso Israele dal 2022. Dopo che si è lascato che il PD diventasse un covo di banderisti e sionisti con la complicità delle sue associazioni satellite, ANPI e ARCI in primis.. Non ci si può svegliare belli belli d’un tratto e cercare di metterci una pezza, dare un colpo al cerchio e uno alla botte.

La coscienza civile che cresce e che indirizza i suoi strali anche solo senza una precisa analisi politica condivisa verso quelli che sono i palesi nemici della pace e che stanno distruggendo le democrazie liberali occidentali a favore dei piani di riarmo, guerra e liberismo della finanza e delle mutinazionali, è molto più potente di qualsiasi presidio dei vari gruppuscoli dottrinari, che avrebbero davanti un’autostrada ma restano legati a politiche autoreferenziali. Una coscienza che si sta vedendo sempre più e che andrebbe indirizzata verso uno scontro di classe e una molteplicità di organizzazioni di massa unitarie che potrebbero molto, surclassando una “sinistra” che non è più tale.

Lo scenario politico oggi è questo: a livello mondiale si sta riorganizzando una socialdemocrazia, un progressismo incarnato dalla Convention di Barcellona e che trova nel movimento eterodiretto dalla sinistra imperailista denominato No Kings, un utile contraltare per proporre non un’alternativa di sistema, l’unica possibile per superare le contraddizioni che sono proprie del capitalismo, ma per fermare lo scempio che Trumo in testa le destre reazionarie e fasciste stanno commettendo nel mondo e riportare l’opzione dem al potere nel campo Usa e atlantista. A livello locale questa propaggine dem arriva fino a cert centroscialeria, che di autonomia non ha più nulla, tra il sostegno a junte come quella Lepore, ossia dem, a un sostegno a nazi banderisti che sono proxy della NATO e dell’UE e con un’idea di “Europa politica” che è illusoria e che contrasta un possibile fronte di classe internazionale, che non può nascere se non adotta una linea antimperialista e internazionalista.

Oggi 26 aprile domenica, in piazza nel pomeriggio, davanti al Sacrario dei Caduti, i sostenitori dell’Iran “libero”: ma non le donne di “donna, via libertà” (già scandalose), bensì quelli del figlio dello scià, con tanto di bandiere del Leone, USA, israeliane e ucraine: le stesse sventolate dalla Brigata Ebraica a Milano… se avessero voluto fare la collezione di bandiere fasciste non avrebbero potuto avere di meglio. Solo che stavolta gli è andata male: spontaneamente un bel po’ di gente si è fermata a tirar loro contumelie, ma soprattutto grida in coro di “Palestina Libera!” come si può constatare in questo breve video qui sotto:

Le proteste, dentro e fuori le manifestazioni sono spontanee. Segno di una coscienza civile in crescita.

I movimenti oggi, quelli che hanno ben chiaro l’essere contro la guerra imperialista, il riarmo, l’appoggio complice al sionismo, non possono che essere per una rottura con l’UE, coniugando l’internazionalismo con una questione nazionale irrisolta e che porta a oltre 75 anni di asservimento al campo USA e atlantista. Una questione che solo le masse lavoratrici possono dirimere e non una borghesia nazionale da sempre parassitaria e supina al grande capitale anglosassone ed euroatlantista. Un’esigenza che viene avvertita, anche se mal indirizzata da ceti medi in crisi e ampi settoria soaciali di piccola borghesia in via di precarizzazione e proletarizzazione.

Il lavoro politico da fare è questo: un’alleanza sociale a partire dalla centralità delle masse proletarie, in funzione dell’uscita dall’Ue e dai suoi diktat liberisti, il ripudio della guerra destinando le risorse della produzione sociale e della circolazione di capitali non alle armi, ma ai servizi, al rilancio di uno stato sociale che favorisca la qualità della vita delle masse popolari. Le lotte da ottobre a questo 25 aprile vanno viste con questa chiave di lettura.

Un primo passo si sta compiendo nello smascheramento della propaganda bellicista di una “sinistra” piegata alle politiche liberiste e militariste dei poteri forti euro-atlantici. USA e Israele, con l’ignavia complice europeista hanno tirato troppo la corda e i nuovi protagonisti sociali, una gran massa di giovani che ha fatto irruzione nell’agone della contestazione, lo stanno comprendendo sempre più. Il punto è se l’argine socialdemocratico alla slavina che già si intravede riuscirà a fermare le proteste in una fase che si preannuncia di forte crisi economica e sociale oppure no.

Se guardo alla mia città, Bologna, il corteo di ieri aveva una media d’età molto più bassa rispetto ai preceenti 25 aprile. Segno che le lotte di ottobre scorso non si sono spente e c’è ancora molta brace sotto la cenere. Ecco, per qualsi ipotesi di lotta politica e sindacale occorre partire da qua. E far sentire a questi giovani, che possono scegliere la parte politica che più gli aggrada, ma che il fronte è unico e gli obiettvi sono unitari.

Anche per questo occorre sin da oggi mettere dei sani paletti a chi intorbidisce le acque mischiando temi sociali e dei diritti con i desiderata politici di una “sinistra” complice con l’imperialismo. Essere contro i Re non significa nulla, soprattutte se al posto di un re come Trump avremo un comitato d’affari fatto di varie lobbies come quello precedente, ma con una veste più accettabile. Il Re non è una mela marcia a cui badare: la lotta va fatta contro tutte le mele del cesto che è marcio tutto quanto anche se il lato della buccia che si mostra sana dà più difficoltà a capirlo. Il problema non è il re, ma il sistema, il capitalismo per come e dov’è giunto. Un sistema che calpesta i suoi stessi diritti che erano la foglia di fico per dire di non essere più predoni colonialisti e che oggi agisce con una chiarezza atroce.

Queste azioni del 25 aprile, di respingimento di opzioni politiche che nulla hanno a che vedere con i valori della Resistenza, sono gli embrioni di una coscienza antimperialista, che ci dice che l’antifascismo ieri come oggi o è antimperialista o non è. Che ci dice che al centro c’è l’autodeterminazione dei popoli e non le vuote e fuorvianti icone del passato e di altri contesti, in cui la furia imperialista si è abbattuta con la guerra e il totalitarismo.

Ci sono tutte le premesse per costruire legami di attività politica comune sia sui grandi temi della pace e dell’indipendenza reale di popolo, che su quelli specifici di resistenza alle politiche che mettono a profitto il territorio, che precarizzano il lavoro, che distruggono i servizi alla persona, che trasformano l’ambiente in scenari gentrificati a uso e consumo del consumo nella distruzione definitia delle comunità.

Non trascuriamo la grande spinta a esprimersi, a stare insieme, a condividre percorsi comuni soprattutto delle masse giovanili, ascoltiamo, mettiamo a disposizione le nostre energie residue di generazioni novecentesche, mettendo in conto che nuove formule politiche e di organizzazione nasceranno, che si auspica possano essere all’altezza di una realtà sociale profondamente mutata.