Pedro Pedro Pedro Pedro Pè…

Pedro Pedro Pedro Pedro Pè…

Non era Santa Fè come nel noto brano della Carrà, ma Barcellona. Lì, il 18 e 19 aprile scorsi è avvenuto quello che sembra essere stato il primo atto di un’internazionale antifascista e progressista sotto l’egida di Pedro Sanchez, segretario del Partito Socialista spagnolo, con partecipanti di riguardo come i capi di stato Lula da Silva dal Brasile, la Sheinbaum dal Messico, Gustavo Petro dalla Colombia.

Ci sarebbe molto da dire sulla bontà politica di certi rappresentanti, come quella euroliberista del PD di Elly Schlein o di certi collegamenti da remoto, come quello con Hillary Clinton. Ma tant’è che di frasi roboanti sul progresso, la giustizia sociale, l’ecologia, la pace si sono sprecate senza mai toccare per un nanosecondo le vere cause della situazione in cui oggi versa il mondo tra guerre, genocidi, predazioni dichiarate in spregio del diritto internazionale.

Del resto è stato come da tradizione socialdemocratica, che da sempre vuole farci convivere con un sistema che produce tutte queste belle robine, facendoci credere che sia possibile conciliarlo con giustizia sociale, pace e ambiente: ancora una volta questo paradigma politico che risorge come araba fenice tutte le volte che la crisi di sistema diventa insopportabile per le masse popolari, dimentica la causa principedi questo andare verso l’escalation bellica e la barbarie: ossia il capitalismo in quanto tale

E a ben poco serve decantare le cose fatte dai vari esponenti del progressismo nel mondo. La tendenza principale sappiamo quale sia e che cosa venga riservato a chi si oppone strenuamente e con coerenza a un sistema che, forte di secoli di colonialismo predatorio, diventa sempre più arrogante e invadente proprio quando i suoi spazi di controllo mondiale vengono meno sotto i colpi di un mondo che cambia, ma non certo in modo indolore.

Quindi, due considerazioni sono doverose. La prima riguarda l’ipocrisia che costella tutta la kermesse, coinvolgendo anche esponenti che avrebbero tutte le carte per volgere l’attenzione verso i nuovi attori della scena mondiale, il multipolarismo. E che alcuni di questi tra l’altro lo stanno pure facendo, come il Brasile di Lula. Gli strali della tendenza Sanchez (così possiamo definirla) sono tutti rivolti verso le destre, accusate di tutti i mali del mondo: badate bene le destre, non l’imperialsimo in quanto tale. Le porcate dei dem USA e di tutti vari lib-lab-lobbies sono finite nel dimenticatoio. Non starò ad elencarle, ma mi pare piuttosto evidente che nel rosario di aggressioni imperialiste, false flag terroristiche dal Medio Oriente al sud est asiatico fino alle Americhe questi signori collocabili nella parte dem USA, classificati come progressisti e di sinistra, negli ultimi anni hanno avuto un ruolo fondamentale nel portare avanti le politiche delle centrali del potere imperialista, delle loro lobbies, dei complessi militari industriali, dell’alta finanza: dalla ex Yugoslavia all’Ucraina alla Palestina, passando per il Nord Africa, solo per citarne alcuni e tutte le politiche utraliberiste imposte in Europa, negli Usa e un po’ vnque nel mondo non hanno avuto per protagoniste l’internazionale nera, ma questi emancipatori a suon di bombe. Per non parlare dei forti legami con la finanza e il turbocapitalismo.
Pertanto se non ci si sgancia da questa impostazione politica e geopolitoca, con tutte le scelte economiche e sociali neoliberali, le caprette nei parchi (ma ditelo a Lepore…) e qualche culo nudo in più potranno ben poco.

La seconda è sulla scelta di campo. Così come questi signori pensano che vi sia spazio per politiche progressiste nel sistema capitalista atlantista, non pensano minimamente di entrare nell’agone delle contraddizioni planetarie che segnano la faglia tra unipolarismo atlantista e multipolarismo dei BRICS. Come l’UE resta vincolata alla carta moschicida degli USA, questi progressisti lo fanno in modo più furbesco, condendo questa scelta di campo, che è una conferma di stare nello stesso campo di sempre, con salsa dirittumanitaria ed ecologista che dà più gusto al tutto. Ma la gabbia unipolare resta.
E resta da capire come soggetti portanti che fanno da pontieri come il Brsile con i Brics e il Messico con Cuba potranno cambiare questa tendenza restauratrice.

Io la penso così e credo di non sbagliarmi: tutto ciò, nell’era in cui le masse popolari dovrebbero sfasciare tutto con sane rivolte sociali generalizzate, ci ritroviamo i pompieri di sempre, nell’ennesimo inganno “riformista”, laddove non c’è più possibilità di fare riforme di sistema. Laddove l’intero sistema si stia attrezzando per una vera e propria controrivoluzine preventiva con l’IA di Palantir ben collaudata in Palestina e perfezionata nelle metropoli più evolute come a Minneapolis con ICE.

Dunque, gratta gratta, se andiamo a vedere i soggetti della tendenza Sanchez, potremmo dire che alla base di questa operazione, non ci siano le masse proletarie con partiti di massa di alternativa di sistema, ma ci stia quella media borghesia defraudata e con la coscienza sotto i tacchi, che vede le proprie ztl andare in pezzi. Quella che alla fine della fiera, per un piatto di lenticchie portrà l’acqua con le orecchie ai gestori fondamentali dell’imperialismo e delle sue varie oligarchie qui e oltre atlantico.

Ma vediamo pure che, in modo intelligente, questa presa di posizione, per le ragione addotte sin’ora, è espressione di una contraddizione politica dentro il campo del capitalismo stesso, dove il grande capitale mette a profitto tutto, ridefinisce il welfare privatizzandolo e assoggettandolo ai suoi asset e, nella teoria del percolato economico, lascia le briciole agli strati sociali inferioi corporativizzati in una governance economica autoritaria. Le classi lavoratrici tutt’al più sono massa di manovra condotte dalla socialdemocrazia di sempre, che le usa per battere le destre, i kings, non il sistema in quanto tale. Perché se così fosse sarebbero le masse organizzate a essere protagoniste nella direzione politica rivoluzionaria di avanguardie ben definite.

Ma quel che è peggio, persino i ceti medi che credono di essere egemoni dentro questo fronte, nel post Trumpismo (non manca molto con tutte le cazzate che il tycoon sta facendo, non ultima la guerra con l’Iran…), si renderanno conto che nel trenino che va fino alle classi lavoratrici in coda non sono locomotiva e che alla fine questa congerie di progressisti che li sta menando alle danze, troverà la quadra con le oligarchie dominanti, che non sono certo nel solo campo delle destre trumpiane, fasciste o maga. Ma che si alternano sostenendo la direzione dell’imperialismo verso la riaffermazione dell’intero sistema unipolare e atlantista in un mondo che lo ha messo in discussione. E quindi la guerra, non è come sostiene inmodo truffaldino Sanchez, cosa delle destre, ma riguarda l’intero sistema capitalistico in quanto tale, declinata magari in modalità diverse, ma pur sempre terrorismo di stato messo a false flag, sostegno genocidario ai sionisti, pressione bellica alla Russia, politiche militariste anticinesi in estremo oriente.

La guerra è l’orientamento prevalente delle oligarchie imperialiste e neoliberali dominanti nel campo atlantista e quindi cercare “soluzioni” stando dentro questo sistema senza esserne alternativa sistemica, è un inganno funzionale alla controrivoluzione stessa.

Alla fine tutto questo peregrinar tra diritti civili, alberelli e città ipermoderne dei 15 minuti porterà dritto alle agende distopiche di un capitalismo che realizzerà, nel tripudio di bandiere arcobaleno, il controllo totale e biopolitico sulle popolazioni del centro e delle periferie, con i dispositivi di controllo in mano all’AI di Palantir, della CIA e del Mossad. Non scordiamoci dell’operazione del “progressista” Trudeau sui camionisti canadesi in rivolta, stroncati da un’operazione digitale su salari, conti correnti, libretti dei camion, assicurazioni e persino assegni familiari. Fu l’aperitivo. Il resto verrà all’occorrenza.

L’alternanza tra soft power e guerra subisce le mene dei vari gruppi dirigenti al governo alla Casa Bianca, ma sostanzialmente è la stessa politica, il medesimo ruolino di marcia che né la tendenza Sanchez, né i movimenti che puntano ai re e non al sistema in quanto tale potranno mai scalfire oscillando tra la truffa e l’illusione di essere tanto antagonisti, ecologisti e dirittumanitari… senza nulla cambiare.