La batosta delle forze demo-guerrafondaie in Sassonia e la vittoria “bulgara” con il 44% dei nazi di AFD, è il preambolo della debacle imminente un po’ in tutta Europa-UE alle successive elezioni, di chi in tutti questi anni ha gestito le politiche ultraliberiste euro atlantiche, trasformatesi poi in economie di guerra e in aggressione sin dal 2014 e ancor prima alla Russia.
Il disegno politico iniziato con i dem-neocom USA e anglosfera di dividere l’UE dal grande orso, culminata con la distruzione del gasdotto marino Nord Stream e poi con l’escalation bellica demente delle cancellerie europee mentre gli USA trumpiani si sganciavano da tale sconfitta ineluttabile sta dando e darà sempre più i suoi frutti marci. C’è da chiedersi cosa escogiteranno le euroburocrazie cresciute sotto la cappella del deep state statunitense per ripetere il giochino fatto in Romania un paio d’anni fa, quando sono riusciti a trombare un candidato che aveva praticamente vinto le elezioni, Georgescu.
Intanto, come nella famosa fiaba di Esopo La volpe e l’uva, visto che i salottieri dem, cristiano-lib vari, perdono il consenso a partire dall’elettorato (chi ancora vota, non certo grazie a loro…) nazional popolare dei settori più bassi nella scala sociale, c’è chi incomincia a dire che per votare bisogna avere cognizione di causa (quale? ma la loro, certo!), si spera una boutade di questi aristocratici falliti. Ma il peggio che si prefigura, visto che il giochino rumeno è riuscito, si sta già prefigurando nelle esternazioni di Tajani, quello del “diritto internazionale che vale fino a un certo punto”. E stiamo pur certi che la democrazia delle libere elezioni ci sarà ma “fino a un certo punto”: infatti l’intento è quello da Tajani a Calenda di demonizzare per putinismo gli avversari non graditi alle élite.
Nemmeno questa batosta fermerà questi bassi di statura politica, veri tirapiedi, e fessi verso il burrone (tanto Meloni, Schlein & C. non si schioderanno mai dal verminaio di interessi forti): quel che conta è far bombardare di cazzate fake i media e continuare a ricevere finanziamenti a tutta gallara tra partiti politici, associazioni, giornali e tv. Il ruolino di marcia non si tocca.
Ai fessi non viene nemmeno lontanamente in mente che il voto sassone non è un voto ideologico, ma di chi non arriva alla terza settimana, di chi non vuole la guerra per i suoi figli, che al posto degli 800 mld di euro e del 5% del PIL in armi vuole sanità, istruzione, servizi efficienti. Poco importa se ovviamente, una volta al governo Afd là, come Vannacci qua, trasformeranno il no alla guerra in “ce lo chiede la patria”, proseguendo la dottrina neoliberista che del resto nessuno di questi fasci ha criticato lontanamente. Tutto si risolverà con un po’ di remigrazione ben propagandata ma “fino a un certo punto”, perché tenere bassi i salari immettendo nel mercato del lavoro gente ricattabile e desindacalizzata fa tanto comodo ai vari padronati, secondo la regola del dividi et impera.
La traiettoria del “campo largo” in Italia segue tutte queste logiche, mentre Conte non ha ancora capito che le primarie non le faranno perché le consorterie dem e lib non possono promettere nulla in materia di riarmo, di servizi sociali e politiche del lavoro, tanto sono legate alla grande finanza euro atlantista e anglo-statunitense e al suo ruolino di marcia che dai maga ai dem-necom non cambia di una virgola. Oltretutto i Cinquestelle li abbiamo già visti in ribaltoni trasformistici da fare invidia a un trapezista slavo.
Dunque la situazione è grigia, il rischio, ani direi la certezza, è che intere parti di UE vadano alla destra estrema, o che con o senza queste torni al governo l’attuale maggioranza. Ma l’unica possibilità per evitarlo non è certo mettere assieme in un inciucio a guida PD quella pletora di partitini neoliberisti, filo-ucraini e guerrafondai e i relativi cespugli sinistrati che da decenni non fanno altro che ripetere lo stesso schema: fare da stimolo e spingere la grande forza dem a sinistra (è accaduto esattamente il contrario!). Adesso ci prova pure Conte e il M5S con la proposta di primarie, che ovviamente Schlein e varie correnti dem non faranno mai, perché sanno bene che anche il loro popolo da gnocco fritto alle feste è incazzato. Rifondazione è nel caos, con una maggioranza interna acerbiana risicata vorrebbe partecipare al Campo Largo, in una coazione a ripetere le coalizioni che da sempre fa a livello locale con il PD.
Quattro dunque sono le ipotesi che a sinistra (o presunta tale, visto che il PD è forza ultraliberista quindi di destra) si prefigurano per le prossime politiche.
A. Tutti nel campo largo a prescindere dal programma e dal posizionamento interno ed estero con la solita cantilena del battere la destra e di un antifascismo da ztl, che occulta il vero fascismo montante che è nella guerra e nella stretta autoritaria che attacca movimenti sociali e forze politiche divergenti dal pilota automatico imposto da Bruxelles.
B Tutti con i Cinque Stelle per il suo posizionamento un po’ trasformista contro il riarmo (che il M5S votò…) e sulla questione sociale, finendo a imbuto nell’ipotesi A.
C. Il Campo Politico Popolare di Potere al Popolo, che resterà nell’ambito della sinistra radicale e di classe, quando in realtà occorrerebbe una coalizione tutta orientata a contrastare dentro e fuori le istituzioni il sistema di guerra che si sta creando
D. Creazione molto tardiva di un terzo polo che al momento vede come soggetto attivo Agorà per l’Italia e che su di essa, allo stato attuale dell’arte, ritengo sia piuttosto prematuro fare delle considerazioni, ma che quanto meno è al di fuori delle dinamiche politiche dei punti A, B e C: un’operazione simile a quella iniziale della BSW di Sarah Wagenknecht in Germania, ma che evidentemente per errori politici non ha saputo o potuto creare alcuna alternativa di sistema. E la Sassonia ne è una riprova.
La D. è la migliore perché non si colloca nella sinistra intesa come tale, ma tenta una strada più ampia su pochi punti essenziali e dirimenti: no alla guerra, uscita da UE e NATO, politica di non allineamento nell’ambito del multipolarismo emergente, rilancio di uno stato sociale che pianifica mettendo al centro il lavoro, il welfare pubblico e la democrazia rappresentativa di un popolo sovrano in un Parlamento che decide, in altre parole: ottemperanza della Costituzione nei suoi valori e articoli essenziali.
Il sapore di tutte e quattro è comunque quello, nella migliore delle ipotesi, di chiudere la stalla quando i buoi se ne sono usciti. Ma se non si prova, la sconfitta di ogni istanza politica e sociale delle classi popolari che oggi non hanno alcuna reale rappresentanza è sicura e definitiva per i lustri a venire. Conosciamo tutti questo detto: chi non lotta ha già perso.