I Giganti (1) cantavano con Proposta “mettete dei fiori nei vostri cannoni”, ma l’enunciazione del titolo di questo post è molto meglio. Definisce la differenza tra un pacifismo che si limita a una resistenza passiva o a una resilienza piuttosto che un antimilitarismo attivo, che diserta, boicotta, sabota la guerra in vari modi. Il più estremo può addirittra diventare quello stile Caporetto: rivolgere la propria arma verso gli ufficiali che ti mandano al macello.
Inusitatamente la respondabile dei Giovani del PD, niente po’ po’ di meno che alla Festa Nazionale de l’Unità, ha sposato la seconda strada, la diserzione, salvo poi, indotta dai giannizzeri del suo partito, rimangiarsi tutto sostenendo che non si riferiva all’Ucraina. Ah, certo lì no, lì le armi vanno inviate e all’occorrenza, finito il numero di ucriani mandati al fronte a calci e pugni, tocca ai giovani europei dei paesi NATO, con le armi USA, a calcare le lande della steppa con elmetto e fucile. Pacifisti ma fino a un certo punto… ormai è una moda lanciata da Tajani con il legittimare l’attacco sionista alle imbarcazioni della flottilla, fuori da ogni regola internazionale.
Ma l’acrobazia tajanica della giovincella non è bastata ai manager della politica politicante dentro il PD, che hanno tuonato con stronzate assurde paragonando i cessi d’oro e i miliardi che si beccano i nazi ucraini alla nostra Resistenza partigiana. E per rincarare la dose è entrato in scena il giullare di corte del PD, quel Zoro, al secolo Diego Bianchi (2) che dal suo programma Gazebo fa tanto il centrosocialaro in romanesco per sostenere tutte le porcate della sinistra da salotto tv, tra Leonardo e votazioni ultraliberiste a Bruxelles. Dopo anni di genocidio in Palestina lui, come tutto il PD riscoprono la Resistenza ma solo fino a un certo punto: di sicuro non la Palestina o Cuba o addirittura l’Iran, la cui presenza degli ayatollah val pure il sostegno alle “donne iraniane” guardq caso quando USA e Israele iniziano la guerra e bombardano… le donne iraniane! Il mondo alla rovescia fatto solo per gli aficionados del gnocco fritto alle feste.
Una vera sinistra dovrebbe girare alle feste con magliete con lo slogan “mettete i cannoni nel culo ai generali”, “disertare, boicottare, sabotare la guerra”. E dovrebbe farlo al di là del fatto che si consideri Putin un despota o no, perché da sempre la sinistra ha considerato la guerra e quindi tutto ciò che le concerne lo scannatoio dove i potenti oligarchi imperialisti e capitalisti mandano reciprocamente i proletari, i popoli a massacrarsi, mentre loro guadagnano. Ma possibile che a uno di sinistra non viene in mente questa impostazione che ha segnato tutte le lotte popolari da che è nata la società occidentale moderna?
A piè dell’articolo potete leggere la migliore sintesi sull’argomento, fatta da Marco Revelli, che già anni fa con una certa lungimiranza d’analisi ci aveva detto che in Italia ci sono due destre: e una è a sinistra (3). Aveva ragione.
Si può giudicare corrette le tesi di Marx, forse qualcuno può anche reputarne alcune anche superate, ma né Marx, né alcun successivo movimento socialista che non fosse quella banda di assassini al servizio della propria borghesia nel votare i cerditi di guerra nel 1914 e nel macellare Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, ha mai messo in dubbio il fatto che la guerra sia lo strumento del capitalismo per affrontare le sue crisi. Fanno eccezioni le guerre popolari di liberazione, che sono guerre di popolo o civili, le Resistenze, che non hanno nulla a che vedere con la banda di prezzolati che in Ucraina si rifanno a Stepan Bandera e prendono soldi e armi dai paesi imperialisti. Ci sono persino anarchici e centrosocialari schizofrenici che fanno il gioco della NATO, ossia dell’imperialismo, invece di sostenere i renitenti, chi fugge dalla guerra, chi diserta e chi la sabota.
Abbiamo a che fare con una sinistra impazzita (4) costruita ad arte dai centri di potere per mezzo di influencer, fondazioni, ong, partiti, associazioni che perorano la causa della guerra e del riarmo, dal gnocco fritto allo sprizzino municipalista. Sarebbe più coerente se predicasse la disobbedienza a est come a ovest e invece si adagia sulle posizioni di USA, UE e NATO dall’Ucraina all’Iran. Ignobili le manifestazioni che mischiavano “femministe” e alcuni rifondaroli maggioritari nel loro partito a quel fascista di Reza Palavi: discese in piazza che guarda caso hanno preceduto l’aggressione imperialista e sionista, gli assassinii di Khamenei e di numerosi esponenti iraniani, forze di polizia attaccate da agenti del Mossad armati e spacciati per rivolta popolare, i bombardamenti, la scuola delle bambine distrutta con un doppio attacco per colpire anche i soccorsi. Salvo poi vedere che la risposta popolare antimperialista e anti-USA e Israele è stata vasta e ha messo a tacere i “dirittumanitari” eterodiretti di casa nostra.
Poi ci si chiede: ma perché non uniamo la sinistra in senso antifascista contro le destre al governo? Su quali basi mi chiedo io. Già sulla questione guerra e pace la possibile unità fa acqua da tutte le parti. Se poi ci mettiamo la questione sociale e del lavoro, mi chiedo anche come si fa a sostenere salari decenti, servizi di welfare pubblico che funzionino, quando gli investimenti pubblici vanno verso il sistema guerra? Non ci vuole molto a capire che ciò sta stravolgendo decenni di Costituzione, disattesa, certo, ma ancora dentro i binari della decenza riguardo il ripudio alla guerra, la quale di per sé è da sempre incompatibile con qualsiasi riforma popolare.
Molto meglio uscire dall’inganno che strumentalizza l’antifascismo e la Resistenza per portarci alla barbarie e pensare invece a un’unità di popolo tra coloro che hanno capito benissimo, al di là delle colorazioni politiche, dove ci sta portando il sistema dei partiti, tra guerrafondai ultraliberisti convinti e calabraghe trasformisti dei cespugli del PD, supportati dai placebo rosa e centrosocialari dell’operaismo che fu.
La situazione è grave, l’escalation bellica prosegue portata avanti da un ristretto nucleo euroatlantico di veri criminali di stato che, nonostante la contrarietà evidente della maggior parte della popolazione continentale (le due sberle tedesche in Sassonia e in Meclemburgo Pomerania a Merz sono eloquenti avvisaglie di ciò che tendenzialmente accadrà in Germania e negli altri paesi prossimi alle elezioni) riguardo al riarmo e alla guerra, fanno di tutto per restare in sella e procedere col ruolino di marcia assegnato loro dai poteri forti della finanza e degli stati profondi imperialisti. Per questo, chi continua a fare il gruppettaro autoproponendosi sul piano elettorale si prende una bella responsabilità di fronte alle classi popolari, ai cittadini, all’intero paese. Si tratta invece di costruire un fronte ampio, un terzo polo sociale che esca dai recinti ideologici. Diversamente proseguirà una frammentazione suicida e si lascerà al populismo ingannevole della peggiore destra l’iniziativa politica e il consenso popolare.
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NOTE
1. Proposta, 1967, I Giganti:
2. Vauro su Zoro:
3. IL POLITOLOGO MARCO REVELLI: “BASTA BUGIE: LA RESISTENZA NON C’ENTRA NULLA CON LE ARMI ALL’UCRAINA”
“Non ci sono ragioni etiche né storiche: sostenerlo è truffaldino.”
(Lorenzo Giarelli sul Fatto del 20/09/2026
“È in atto una gigantesca campagna di condizionamento mentale pro-guerra, ma almeno tengano giù le mani dai partigiani”.
Dopo ogni domanda Marco Revelli si prende qualche secondo, fa sentire il peso di ogni ragionamento sulla Resistenza, l’argomento che da politologo ha studiato per una vita ma che prima ancora porta nella carne, figlio di quel Nuto Revelli che della Liberazione fu protagonista.
E allora non ci sta, Revelli, all’equazione divenuta ricatto morale: se sei fiero della Resistenza, devi per forza volere gli aiuti militari all’Ucraina.
In una parola: “Una bestemmia”.
“Professor Revelli, la sovrapposizione tra Resistenza italiana e guerra in Ucraina è frequente.”
– Credo che non abbia fondamento né storico né etico.
Da figlio di partigiano, cresciuto in quella cultura, da persona che non ha mai omesso di festeggiare un 25 aprile, quando sento questo paragone provo un senso di disagio.
Non perché non mi senta vicino agli ucraini e a chi soffre, ma per una quantità di ragioni. –
“La prima..?”
– La Resistenza aveva il suo elemento qualificante nella spontaneità e nel carattere volontario.
Non c’erano Suv neri che caricano a forza i giovani per arruolarli, questo lo facevano gli altri, i repubblichini.
E poi ve lo immagine Ferruccio Parri che gira il mondo parlando solo di armi o chiedendo soldi..?
È grazie a quelli come lui se nella nostra Costituzione c’è l’art. 11 e il ripudio della guerra.
Aggiungerei che in Ucraina, certo invasa, si fronteggiano due Stati e due eserciti.
Quando parliamo di dare armi a Kiev, parliamo di governi che cedono armamenti a un altro governo, non di popoli che aiutano con convinzione e altruismo un altro popolo, il che è ben diverso. –
“Anche ai partigiani però venivano fornite armi dagli Alleati..?”
“All’inizio dagli Alleati arrivavano armi col contagocce, e non certo a tutte le formazioni, per esempio non ai comunisti.
Ma il grosso degli armamenti i partigiani lo conquistava in battaglia. Io sono di Cuneo e uno dei motivi per cui qui la Resistenza fu molto forte è perché si sciolse la Quarta armata in ritirata dalla Francia, abbandonando le armi.
La formazione di mio padre, la ‘Banda Italia Libera’ , si è armata così, e poi attaccando caserme fasciste, postazioni militari, eccetera.
Armi leggere, ovviamente.
I lanci degli alleati non erano certo condizione sufficiente per portare avanti la Resistenza. –
“Esiste una sovrapposizione ideologica possibile..?”
– La Resistenza italiana, con l’eccezione dei badogliani, era scevra da ogni elemento di nazionalismo.
E qui sta un’altra grande differenza.
Come ha scritto lo storico Claudio Pavone, la nostra è stata senz’altro una guerra di liberazione e una guerra civile, ma anche, aggiungerei, una guerra interiore.
Chi ha fatto la scelta partigiana ha combattuto i fascisti e i tedeschi, ma pure quella commistione di fascismo e nazionalismo che aveva respirato per vent’anni.
Quel pezzo di fascismo che avevano dentro.
Se penso alla scelta partigiana di mio padre, penso al riscatto dei suoi compagni caduti in Russia per colpa del fascismo, penso alla vendetta nei confronti dei tedeschi, ma anche al riscatto da quei 20 anni di ignoranza in cui era cresciuto assorbendone alcuni elementi.
Questa specificità non è nulla che si possa assimilare a quanto accade in Ucraina. –
“Il fatto che la Resistenza proseguisse in parallelo con le battaglie degli Alleati implica qualche altra differenza..?”
– Certo. La nostra Resistenza si inserisce dentro una guerra mondiale già in corso subendone le vicissitudini.
L’Ucraina no, può essere al contrario il detonatore di una guerra mondiale che sarebbe totale nella sua distruttività.
D’altra parte è indubbio che i partigiani non avrebbero potuto vincere da soli, anche se il contributo militare è stato comunque rilevante.
Il loro destino dipendeva da eventi enormi, come Stalingrado, lo sbarco in Normandia, lo sbarco in Sicilia.
La Resistenza però e soprattutto ha permesso all’Italia di emendarsi dalla colpa vergognosa del fascismo, altrimenti sarebbe rimasta inchiodata alla vergogna del regime. –
“Dunque è un dibattito falsato in partenza..?”
– Quante altre “resistenze” dovremmo sostenere nel mondo..? Quella palestinese (cosa direbbero i fautori delle armi a Kiev se qualcuno proponesse di riempire di armi la Palestina..?).
O forse la difesa dell’Iran (anche lì c’è un aggredito e un aggressore), o del Venezuela… È in atto una gigantesca campagna di condizionamento mentale per prepararci alla guerra, con tecniche truffaldine che suonano come un insulto alla nostra intelligenza.
E mi permetta un’ultima cosa… –
“Prego.”
– Ho ascoltato il discorso della giovane esponente del Pd Virginia Libero. Bisognerebbe farle un monumento, ha dato un senso a cosa significa essere oggi persone di sinistra.
La più profonda tradizione popolare della sinistra è intrisa del valore della pace e del ripudio della guerra.
Virginia ha contribuito a riscattare anni di ambiguità del suo partito su questi temi.
4. Di questa siffatta “sinistra” euro atlantista e suprematista ne parlo qui su Carmillaonline.