Chi la fa, l’aspetti…

Chi la fa, l’aspetti…

Potere molte volte delegato ad altre mani,
sganciato e restituitoci dai tuoi aeroplani,
io vengo a restituiriti un po’ del tuo terrore, del tuo disordine, del tuo rumore…
(Faber, Il bombarolo, LP Storia di un impiegato)
Ma cosa si aspettavano, che una massa di giovani relegati nelle periferie delle cittadelle del lusso, ridotti a eccedenze produttive o a manovalanza precaria, potessero accettare un presente di miseria con l’ascensore sociale non bloccato, ma sbarrato con violenza e un futuro fatto di nulla con la guerra, senza reagire?

Chi ha fatto questi calcoli, che non sono calcoli ma diktat dettati dai vertici del potere imperialista finanziario e multinazionale, li ha proprio sbagliati: ma il pilota automatico si sa, non è come le city car di ultima generazione e ancora sperimentali che ti guidano da sole per il centro città. Questo porta a sbattere fuori e dentro; fuori contro 1600 testate nucleari operative epuntati sui entri nevralgici di NATO e UE e dentro con la rivolta sociale che è solo agli inizi. Qui, a parte l’operazione biolaboratori del covid e le chiusure di massa come prove generali di acqiescienza delle rane bollite, non c’è nulla di programmato e chi pensava a un’infinita pazienza da parte di chi sta in basso ha fatto i conti senza l’oste.
E nell’osteria dei magnaccioni che mettono a profitto intere metropoli, emarginando ed espellendo da queste la massa proletaria o proletarizzata, l’oste è la generazione zeta, che senza testa né coda, senza programma né una direzione gliela fa pagare. Giovani e giovanissimi che si autoconvocano e si riprendono la merce delle cittadelle del lusso. Questo è quanto.
Z fuori: nei tank che marciano nella steppa, come conseguenza dei macellai di Bruxelles che strillano “fino all’ultimo ucraino”. Z  dentro: nella massa della riapprpriazione generalizzata, a modo suo, del territorio in preda alle speculazioni. Che in Francia i manifestanti siano più politicizzati e in Italia meno, o molto poco, è solo un dettaglio che ci dice che la politicizzazione è solo questione di tempo. Perché la massa di teenager incazzata con chi gli sta rubando la vita, gli spazi, un lavoro decentemente pagato, non la recupereranno più. E ciò è molto peggio di quelli come me, che già si avviano verso l’inevitabile declino fino l’ei fu siccome immobile. Questi hanno una vita davanti di irriducibili casini, che con la maturità e avanguardie politiche con la testa sulle spalle, non autoreferenziali, daranno spessore progettuale alle loro rivendicazioni di vita e di pace. Mai slogan leninista fu più azzeccato nella sua apoliticità: guerra alla guerra.
Ma anche noi boomer, che ne abbiamo fatte e viste tante, l’unica cosa che possiamo fare con gran piacere, è non fare come il bombarolo della citazione iniziale, che agì e pagò da solo il conto salato di minerva, ma è contribuire con il nostro sapere sovversivo alla crescita degli infanti, senza supponente superiorità, ma con umiltà e voglia di capire e tornare a imparare ancora da chi più giovane ha mosso i primi passi dell’assalto al cielo.
Questa Europa è marcia fino al midollo e i governanti attuali, responsabili dell’aver sdoganato un nuovo genocidio, un’ennesima guerra nel continenete, ma stavolta contro una potenza nucleare (idioti…), possono solo gestire lo status quo con sempre più violenza e violando le loro stesse leggi e regole morali. La pace è guerra diceva Orwell, il diritto internazionale conta fino a un certo punto (Tajani…). Non hanno più consenso, né capacità di manipolare e coscienze. Per dirla alla Gramsci: è una crisi di egemonia. Molto pericolosa, perché questi criminali di Stato faranno di tutto, elezioni o piazza, ovunque possonoa ncra intervenire con la forza di un potere corrotto, che rappresenta sempre più solo se stesso. Con la nuova legge elettorale in Italia, si sono asserragliati nel Parlamento, garantendosi bipartisan i futuri governi. Per questo ora si giocherà a carte scoperte. L’astensionismo è di massa e conta sempre più la piazza delle istituzioni drogate e controllate. Sapremo prendere anche quelle, sfruttando la smagliature. A poco servirà tenere fuori i movimenti e muovere la repressione contro studenti, lavoratori dei diversi settori. Il contropotere non parte dai sepolcri imbiancati del regime ma dalla partecipazione dal basso organizzata. E questo è precisamente il compito che aspetta.