Un uomo libero

Un uomo libero

Paolo Brunetti ci ha lasciato. Un amico, un compagno per chi sin dagli anni ’60 ho combattuto il sistema capitalistico nelle sue peggiori aberrazioni. Paolo lo ha fatto uscendo dalle facili retoriche e dalle giaculatorie da cencelli politicista tipiche del marxismo dottrinario, sperimentando e ricercando nei territori del dominio e della sopraffazione che tengono insieme il sistema stesso un percorso di critica e di liberazione. Qui in sintesi la sua biografia.

Con le Edizioni Andromeda, di cui è stato l’anima, ha saputo entrare nel campo ostico e spesso ridotto a vulgata sviluppista e “neutrale” della scienza e della medicina in particolare. Qui, il manifesto di intenti e la visione di fondo editoriale.

Non starò a elencare le sue battaglie (come quella sull’acqua nell’Alto Reno bolognese, già descritta nella biografia linkata qui sopra) che dal territorio si sono irradiate nell’universalità del tema dell’appropriazione o predazione a fini di domio e profitto che il capitale e le classi dominanti esercitano senza ritegno e senza più alcuna etica. Di fatto però occorre soffermarsi su tre punti cardinali del pensiero e dell’opera di Paolo: il corpo, la terra e la comunità. Tre elementi vitali imprescindibili, che vanno antropologicamente oltre la stessa nozione marxiana di classi sociali, pur attraversandola. Paolo ha saputo cogliere l’essenza della guerra che il sistema mondo del capitale combatte insensatamente contro l’umanità stessa, nel suo essere potenza distruttiva sugli esseri in quanto tali, della materia sociale, di quella ecosistemica, dei legami tra esseri e ambiente e tra esseri tra loro fino all’essenza più profonda, quella del corpo inteso come unità delle dimensioni dell’essere, sul piano fisiologico e mentale.

Qualcuno potrà dire che ciò significa abbandono della critica politica, ma non è stato così. Paolo ci ha regalato in una mirabile sintesi analitica, un saggio scritto a quattro mani: Paolo Brunetti, Franco Ferlini, Giorgio, Lavagna e Gian Marco Montesano e frutto di un lavoro collettivo di ex appartenenti al movimento rivoluzionario degli anni ’70, l’Eresia bologneseDocumenti di una generazione ribelle 1967-1990, che oltre ad essere una raccolta esaustiva del materiale prodotto lungo un ventennio di lotte sociali, riassume i temi fondamentali dell’autonomia in lotta contro il capitale e le sue dinamiche dell riproduzione capitalistica, dal lavoro alla moneta. Una raccolta che vide la collaborazione di alcuni compagni: mi ricordo ancora quando ci fu il passaggio di questo materiale da casa di Robby Sassi, anche lui scomparso di recente e di cui manca parimenti la sua intelligenza per i movimenti di oggi.

Dicevo dei tre temi che stanno agitando un passaggio storico e biopolitico a partire dal laboratorio pandemico dal 2020 al 2023 e ancora gravido di ulteriori e possibili operazioni su vasta scala. Paolo è stato un’avanguardia in questa battaglia sociale che ha visto il più vasto movimento di massa no green pass e di critica ai sieri a rmna imposti col ricatto, la chiusura di massa nelle abitazioni, una sorveglianza distopica che ha messo in campo tutti i più avanzati dispositivi tecnologici e repressivi per passivizzare e abituare la popolazione alla norma qualunque essa sia, col terrore e l’assuefazione all’emergenza permanente. paolo è stto un punto di riferimento come altre figure come Francesco Benozzo, scomparso un mese or sono. A differenza dei vari “capi popolo”, masanielli improvvisati carichi di ambizioni personalistiche, che hanno seguito il declino di questo movimento senza dargli carne e sangue in una reale progettualità collettiva, personaggi come Paolo sono stati punti di riferimento in una visione più profonda, complessiva e lungimirante, senza ridursi all’estemporaneità di una politica dalle gambe corte, tipica di un movimentismo di scopo utile sul momento solo ai capetti di turno.

In questo risiede la grandiosità di Paolo, bene riassunta durante l’iniziativa del Primo maggio a Villa Paradiso da Maurizio Sicuro, suo grande e fraterno amico, come riporto qui sotto. La stessa Villa Paradiso, laboratorio di comunità attiva e condivisione di più esperienze non sarebbe stata tale senza la visione di fondo di Brunetti. Anche se molti non l’hanno nemmeno conosciuto, ma ne hanno potuto recepire la cifra critica per come lo stesso collettivo di compagni originari e provenienti da oltre 40 e 50 anni fa ne hanno dato l’impostazione.

Come ultimo spunto, vorrei riportare il video della presentazione del saggio di Roberto Sassi: Babylon by bus, un lavoro di parecchi anni fa, ma ancora molto attuale, e che fu presentato a Villa Paradiso nel dicembre 2023. In questo video che riporto qui sotto Paolo spiega molto bene i due concetti di corpo e terra.

 

 

 

 

 

 

Ritengo che un prossimo e auspicabile movimento contro la tendenza trans-umana, ma direi peggio: anti-umana di trasformare i corpi in protesi docili e funzionali alle meccaniche e ai dispositivi biotecnologici della circolarità produzione-consumo, di assoggettare i territori alla potenza dei flussi di capitale che li attraversano trasfgurandoli secondo le dinamiche bene espresse da David Harvey (Marx e la follia del capitale, L’enigma del capitale, Diciassette contraddizioni e la fine del capitalismo, collana Campi del Sapere Feltrinelli) e di distruggere in un processo di uccisione dell’identità che sia di classe o di altra cultura e appartenenza sociale e quindi della stessa nozione di comunità a favore dell’uomo merce e consumatore, gli studi e le intuizioni di Paolo Brunetti saranno ancor più imprescindibili. Un processo di liberazione dalle pastoie invasive e oppressive di un capitalismo sempre più dedito a dinamiche di controllo e di guerra non può ripartire dagli schemi classici dei moschetti davanti al palazzo d’Inverno, ma investire con pratiche consapevoli e all’altezza degli strumenti micidiali del nemico ogni interstizio, ganglio e ambito del dominio stesso ciò che il potere stesso teme di più: l’indipendenza dei corpi e di comunità nei territori come matrice di un’identità personale e collettiva irriducibile. Per colpire e distruggere la testa, dobbiamo diventare noi stessi virus portatori di coscienza e costruttori di libere comunità nei modi possibili e tutti da inventare. Paolo l’aveva capito.