Le vicende avvenute nelle ultime settimane , rivelano come ormai quella che qui chiamiamo sinistra, non sia altro che un terminale che risponde a comando a ogni campagna criminale dell’imperialismo, ossia dell’egemone USA e i suoi vassalli occidentali. Il meccanismo è sempre lo stesso: si parte dalla definizione indiscutibile che qui c’è la democrazia e oltre il “giardino occidentale” ci siano invece autocrazie feroci, oligarchie e dittatori vari, onde per cui ogni mobilitazione o anche solo l’esternazione che favorisca le politiche belliche, golpiste, sanzionatorie o terroristiche fatte da USA e scimmiottate dalle peggiori camarille di regime europee siano giuste a prescindere.
Dunque, la vulgata priva di riscontri definisce Maduro un dittatore, gli Ayatollah dei sanguinari repressori e si glissa sulla natura nazista dei banderisti ucraini, presentando spesso un mondo alla rovescia, che conferma anch’esso a prescindere un suprematismo atlantista, che calpesta sistemi politici, culture e religioni non in linea con una visione del mondo liberale. La novità è che questo giochino funziona da noi, ma non nel resto del mondo, nel suo complesso di identità e dinamiche sociali e statuali spesso antiche di secoli se non millenni, che dovrebbero essere affrontate, al contrario, con uno spirito di rispetto e cooperazione paritetica. Cosa che l’imperialismo non fa. Anzi attacca con violenza e anti-diplomazia ogni paese e popolo che ostacola la predazione ultrasecolare, arrivando anche al genocidio come stiamo vedendo in Palestina.
Sarebbe scontato e facile analizzare il consenso ideologico al sistema imperiale da parte di forze di destra come FdI della premier Meloni. È più utile e importante invece andare a vedere cosa accade nella sinistra cosiddetta radicale, più ancorata a questioni di principio come il dirittumanitarismo che a una politica rivoluzionaria che si pone obiettivi politici nella direzione di una vittoria sull’imperialismo e nell’interesse dei processi di decolonizzazione e di emancipazione dei popoli e delle classi lavoratrici. E in questo senso rivoluzionari del Novecenro come Lenin e Mao Tse Tung dovrebbero essere presi d’esempio nelle loro strategie politiche come vera manna. Ma si sa il dottrinarismo è solo un campo vuoto di sciocchezze ripetute a pappagallo, che fa sentire molti nel giusto, ma in realtà utili idioti per chi la politica, a differenza loro, la sa fare: ossia il nemico di classe.
A tal proposito prendo due esempi, partendo dall’Iran e proseguendo poi con il Venezuela, per individuare il cretinismo politico di certi compagni, al di là della buona fede di chi si crede un onesto comunista.
QUELLO CHE E’ SUCCESSO IN IRAN
Un paese che intende mantenere la sua sovranità a partire dalle fonti energetiche è sottoposto a dure sanzioni da parecchi anni. Ha subito una guerra di dodici giorni la scorsa estate a opera di Israele, per non parlare di azioni terroristiche da parte dell’entità sionista. Quattrocento morti e tremila feriti e alti esponenti dello stato assassinati.
L’Iran fa parte dell’Asse della Resistenza, che insieme ai partigiani iracheni, Ansar Allah nello Yemen, Hezbollah in Libano e la Resistenza Palestinese combatte contro l’espansionismo etno-fascista di Telaviv.
Questo è lo scenario.
Veniamo a questi giorni. La situazione economica iraniana è disastrosa, in parte per le sanzioni imposte dagli USA e da tutto l’Occidente. Ciò ha generato una forte inflazione e le mobilitazioni spontanee di parte della popolazione, commercianti, sono state rivolte a questo problema, al carovita. Dal secondo giorno si sono infiltrati elementi armati con il preciso scopo di fomentare una situazione di caos. Gruppi di infiltrati hanno decapitato, ucciso civili e forze dell’ordine, incendiato sedi governative e persino moschee. Ci sono immagini a testimoniarlo. Lo stesso Pompeo (Usa) e Netanyahu hanno dichiarato che agenti del Mossad erano presenti sul terreno, di fatto rivendicando le azioni terroristiche. Su questo i media nostrani hanno fatto silenzio. Ma, mentre Trump minacciava di intervenire militarmente se ci fossero state vittime civili, contemporaneamente i media occidentali iniziavano una massiccia campagna terroristica volta a criminalizzare la Repubblica Islamica (gli ayatollah) inventandosi cifre iperboliche di migliaia di vittime della repressione. In realtà, nel momento in cui le autorità hanno interrotto le comunicazioni internet, le azioni eterodirette terroristiche sono scemate. Contemporaneamente sono scesi in piazza milioni di persone a difesa della Repubblica Islamica, evidenziando il consenso popolare maggioritario alla nazione. Ovviamente anche queste sono state oscurate dai media.
Le autorità iraniane hanno spiegato che le manifestazioni popolari del tutto ammesse e legali, all’inizio riguardavano la vertenza economica. L’ambasciatrice Elena Basile, presente in quei giorni in varie città iraniane ha confermato che le manifestazioni non bloccavano nulla, erano pacifiche ed erano seguite da poca polizia: molto meno di quanto accade da noi che blindano Roma e pestano se esci dalle righe…
Il dopo non ha avuto nulla a che vedere con i manifestanti pacifici.
Risultato: le manifestazioni popolari a difesa della Repubblica Islamica hanno fatto capire agli imperialisti che il consenso di cui gode la repubblica è vasto e maggioritario. Questo è stato il fattore che ha bloccato l’operazione bellica in preparazione degli USA con Israhell, insieme al fatto che gli USA attaccano di solito i paesi che non possono difendersi: se al consenso popolare al sistema iraniano aggiungiamo le potenzialità militari dell’Iran accresciute dopo la guerra dei 12 giorni, Trump ha concluso che non era il caso di scatenare un’aggressione gravida di sviluppi poco felici per le basi USA e per i paesi alleati della zona.
A questo punto va fatta un’analisi sulla macchina imperialista che si muove sulla linea della guerra imperialista e di aggressione:
1. ogni qual volta gli USA decidono di intervenire, i media occidentali rappresentano l’artiglieria prima dell’attacco, sono organici al dispositivo militare imperialista, hanno una funzione decisiva sulle opinioni pubbliche, fanno parte della macchina da guerra e come tali andrebbero trattati.
2. Oltre ai media ci sono forze politiche che partono dalla destra addomesticata meloniana e arrivano sino a una parte di Rifondazione e certa centrosocialeria, passando per il PD e campo largo in genere (AVS, +Europa, Azione, ecc.), che con la scusa dei diritti umani, si mette a disposizione delle campagne militariste e d’aggressione dell’imperialismo.
In questi giorni abbiamo visto in azione gli agenti dell’imperialismo di guerra, tra opinionisti, media, influencer, politici, all’attacco tra i sostenitori del fascista Reza Pahlavi e i dirittumanitaristi, tutti insieme, per favorire l’aggressione militare all’Iran.
Se ciò fosse avvenuto, e se il popolo iraniano non avesse risposto compatto a questa campagna terroristica ai suoi danni, l’Iran sarebbe stato una nuova Libia, o Siria, con gruppi armati massacratori eterodiretti da un governo fantoccio di USA e Israhell.
In questo laccio ci sono caduti anche i sindacalisti della CUB, cme si può vedere da questo manifesto qui sotto e da questo link.

Dunque, la buona fede di certi compagni, non compensa il cretinismo politico.
Come potete constatare non sono entrato nel merito delle questioni interne iraniane. Come comunista e laico sono convinto che in quel paese vadano fatte lotte sociali di classe e di emancipazione. Ma spetta agli iraniani farle, e non al nostro suprematismo, con questa supponenza che la nostra civiltà sia superiore e migliore, calpestando da veri razzisti culture e religioni che non ci vanno bene.
Sono consapevole che come comunista in Iran sarei in galera. Ma questo non mi distoglie da una visione leninista più in generale, che considera l’avvento del multipolarismo e la fine dell’egemonia imperialista come un passaggio storico necessario e urgente, per scongiurare un olocausto nucleare e un’era di guerre genocidarie, che vengono generate dall’imperialismo stesso, ossia dall’Occidente collettivo.
I comunisti iraniani lotteranno in autonomia politica. Occorre però prendere anche gli insegnamenti di Mao Tse Tung. Il Partito Comunista Cinese fu sterminato dal Kuomintang, ma questo non impedì a questo partito di allearsi successivamente ad esso in funzione di guerra popolare antimperialista contro i giapponesi. Ai vari Acerbo, che si dicono comunisti, ricordo che Mao stesso indicò due cose:
1. combattere un nemico alla volta
2. individuare il nemico principale.
Fa dispiacere vedere Rifondazione, una buona parte di essa, la maggioritaria per un voto essere preda delle “rivoluzioni colorate” eterodirette dalle agenzie di intelligence occidentali: CIA, Mossad e compagnia cantante.
Qui sotto un video di Frontezero con Ben Norton che tematizza in modo egregio la questione iraniana collegandola più in generale alla strategia criminale di guerra USA, entità sionazista e Occidente in genere.
CAZZATE IN LIBERTÀ SUL VENEZUELA
Mi rifaccio a un articolo su Pungolo Rosso e riportato dai SiCobas di Torino, nel quale nel momento in cui il Venezuela è sotto attacco imperialista, con il sequestro del Presidente Maduro e della sua compagna Cilia Flores, durante il quale sono caduti 32 combattenti cubani a difesa del Presidente e altri 80 caduti venezuelani, questi non trovano di meglio che puntualizzare cosa avrebbe dovuto o non dovuto fare un paese sottoposto a pesanti sanzioni da oltre un quarto di secolo, in una transizione al Socialismo problematica. I tipici peli nell’uovo gruppettari, spesso dottrinari, tanto criticati come comunismo di sinistra da Lenin stesso, che non giovani alle lotte antimperialiste.
A introduzione dell’articolo di Geraldina Colotti sull’attuale situazione venezuelana, così ho scritto nella mia bacheca Facebook:
Nel suo articolo, Geraldina fa una giusta considerazione:Evidentemente, alla Casa Bianca si sentono più garantiti da questo governo messo sotto tutela, che da una destra ideologicamente affine e pronta ad ogni sporco servigio agli interessi delle multinazionali a stelle e strisce e dei boss di Washington.
Questi sono i fatti.
E sono fatti talmente duri da mandare giù per i cantori del bolivarismo chavista e del “socialismo del XXI secolo” che si stanno attorcigliando su sé stessi pur di non prendere atto che, come dimostrano i suoi primi provvedimenti contro la Cina e a vantaggio degli Stati Uniti, il governo a guida Delcy Rodriguez è disposto a “lavorare” sotto tutela della Casa Bianca. E non ha la benché minima intenzione di chiamare alla mobilitazione la piazza venezuelana e le piazze latino-americane a proprio sostegno contro la brutale aggressione dell’imperialismo statunitense.»