Un compagnoide, alla mia osservazione sul fatto che Benigni avesse conpiuto un falso mettendo un tank USA ad Auschwitz, replicò dicendo che lo scenario non era Auschwitz, ma un campo di sterminio simbolico. Aveva ragione e torto al tempo stesso. Ragione perché Benigni non ha mai dichiarato, né nel suo film La vita è bella che il campo di sterminio fosse il più noto dei lager. Torto perché l’assenza di una ricostruzione storica e topografica era voluta per entrare nell’immaginario collettivo con potenza e furbizia. E nell’immaginario il campo di concentramento non è Mathausen, non è Trblinka e nemmeno Dachau. È Auschwitz.
Del resto non si vince un Oscar e non si hanno tutti i favori della potente e anticomunista lobby sionista statunitense, se i liberatori del campo fossero stati raffigurati i sovietici. E allora sarebbe opportuno rinfrescare un po’ la memoria, visto che la giornata del 27 è proprio riferita a questa memoria.
Fu la 332ª divisione dell’Armata Rossa che il 27 gennaio 1945 liberò Auschwitz: il più grande campo di sterminio nazista. Lì i nazisti sterminarono più di milioni di persone, tra ebrei, dissidenti politici, sinti, rom, omosessuali, prostitute. E va detto molti prigionieri di guerra dell’Armata Rossa stessa: milioni di soldati sovietici che morirono in cattività a causa di esecuzioni, maltrattamenti, fame e malattie.
Nella Seconda Guerra Mondiale il tributo dei popoli dell’URSS fu immane: 27 milioni di morti. Ma questo è un aspetto che in Occidente, in funzione della attuale guerra non dichiarata alla Russia, ma condotta con i proxy nazi ucraini, è stato rimosso.
Ovviamente La vita è bella è del 1997 e Benigni non c’entra nulla con i conflitti di oggi. Ma siamo sempre nell’immaginario, a cui tutti attingono e al quale tutti mettono qualcosa automaticamente: il mondo creato dalla grande industria USA di Hollywood che ha preparato nel corso dei decenni una sorta di predisposizione a vedere i buoni in coloro che stanno dalla parte della bandiera a stella e strisce, ed estensivamente di quella blu con stelle a cerchio della NATO, e i cattivi di volta in volta nei popoli considerati periferici, che siano arabi, asiatici, russi e via dicendo.
Guerra e “sogno americano”, così come guerra e “giardino” di Borrell sono indissolubili. E fino a ieri le guerre erano tutte “missioni umanitarie”. Oggi “grazie” a Trump la finzione è caduta, ma l’immagine potente di un Occidente civilizzato e per questo superiore giustifica ogni intervento militare di default. Persino un genocidio.
Per questo gli occidentalisti nelle diverse e interconnesse versioni, americanisti, sionisti, europeisti, possono tranquillamente celebrare il 27 gennaio senza batter ciglio, senza vedere la storia che si ripete non in farsa, ma in un’altra tragedia per un popolo: quello palestinese, senza vedere contraddizione e continuità storica di un sistema che periodicamente genera l’orrore bellico e genocidario. Per questo è possibile far passare narrazioni astruse e incongruenti, come l’antisemitismo che bolla tutti coloro che si battono contro il sionismo (non contro gli ebrei!) e a difesa dei palestinesi che, detto per inciso, sono un popolo semita. E uscendo dall’astruso gli antisemiti di oggi sono proprio i sionisti che lo sterminano e ancor peggio i loro complici cristiani sionisti.
O la narrazione secondo la quale gli unici sterminati sembrano essere gli ebrei, la cui shoa oscura ogni altra tipologia di vittima.
Dunque i falsi storici che cancellano dalla memoria i sovietici, come gran parte delle tipologie di vittime dello sterminio nazista, per imporre una visione di ciò che sono i nemici dal ’45 in poi e di ciò che deve defirnirsi per antonomasia autodifesa anche con mezzi definibili come crimini contro l’umanità, sono parte di un’operazione nata e cresciuta in tutti questi decenni di realativa pace in Occidente, ma che oggi esplode in tutta la sua oscena logica suprematista.
A riportare come sempre la questione antisemitismo e antisionismo nei giusti binari è come sempre Moni Ovadia. Ecco una sua recente intervista proprio sulla ricorrenza del 27 gennaio: