Riprendo le pubblicazioni…

… dopo ben due mesi di problemi di salute non indifferenti.

Lo faccio con questo pezzo sulla pandemia e i limiti strutturale di sistema che si sono evidenziati.

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Come materialisti, i ragionamenti sulle società, le loro tipologie, le loro dinamiche si basano sempre sull’esperienza storica data di ogni realtà sociale. Ma supponiamo per un istante di ragionare ipotizzando una società come dovrebbe essere. E facciamolo partendo da una constatazione molto semplice: la pandemia ha evidenziato i limiti e diciamolo pure, le tare di questa società capitalista, dove oggi vige il neoliberalismo più sfrenato.

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Un chiarimento doveroso

Affronto per la prima volta un tema spinoso, dato che l’opinione riguardo al covid19 ha coinvolto e diviso anche la sinistra di classe e di lotta al pari delle posizioni politiche sulla Bielorussia, sulla positività o meno del bolivarismo e quant’altro. Innanzi tutto ritengo che la questione non sia nel diverso modo di vedere l’uso che le forze di regime fanno del fenomeno coronavirus che indubbiamente è legato più al controllo sociale e al mantenimento dei profitti del capitale monopolistico a detrimento del reddito da lavoro comprendendo anche la piccola impresa (vedi ristorazione, imprese del turismo, agricole, artigianato, ecc.).

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Covid 19: quello che si doveva fare in primavera ed estate e non si è fatto

Un governo che crede nella virulenza del covid e nel possibile ritorno con una seconda ondata non se ne sta con le mani in mano. Tutti abbiamo assistito al tira e molla sulle aperture delle scuole, banchi ad hoc in ritardo, marasma nella selezione del perosnale docente e scolastico: tutto per spendere il meno possibile. E così anche nella sanità.

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Sovranisti e negazionisti

Ieri a Roma si è visto di tutto e di più. A parte la manifestazione fascista di Pappalardo e Forza Nuova alla Bocca della Verità, l’assembramento in piazza San Giovanni è stata una vera e propria accozzaglia di complottosti di ogni risma: dai negazionisti del covid no mask ai no vax della Cunial, ai no 5G, più una congerie di microforze sovraniste con rivendicazioni costituzionaliste a puro vantaggio delle piccole imprese, attraverso la solita retorica del lavoro.

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La Boldrini al servizio delle politiche aggressive dell’imperialismo

La Boldrini a pugno chiuso… sta manifestando contro i massacri di armeni da parte degli azeri sostenuti da Turchia e Israele in Nagorno Karabakh? No. A favore della nakba palestinese? Macché! Contro i tagliagole dell’Isis in Siria e Libia? Ma neanche per sogno! Gli assassinii di attivisti di sinistra in Colombia a opera degli squadroni della morte? Per carità! La repressione pinochettista in Cile di Pinera? Mangopucazz… Lo sterminio del popolo curdo? E ‘ndo sta?
Niente di tutto questo. La mentecatta, dopo aver ricevuto a suo tempo i nazi ucraini a Monte Citorio, oggi manifesta per la “libertà in Bielorussia”.
La vedrei bene a confezionare calze in un campo di rieducazione delle Guardie Rosse cinesi durante la Rivoluzione Culturale.

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Hasta siempre, Comandante!

Il 9 ottobre 1967 veniva ucciso al La Higuera, Bolivia, il comandante Ernesto Guevara.
Gli sgherri del’imperialismo yankee ponevano fine alla vita di un comunista che ha rappresentato non solo il riscatto antimperialista dei popoli oppressi nel Terzo Mondo, ma un’idea diversa e tutt’ora attuale del processo rivoluzionario, una visione autenticamente internazionalista, oltre la burocrazia di partiti comunisti per lo più legalitari e opportunisti, capaci solo di essere uffici della politica estera di Mosca, in una sorta di “socialismo in un solo paese” perenne da difendere anche nel dopo Stalin.

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E poi parlano di Bielorussia…

“La polizia è arrivata di fronte a casa di Dana, un intero quartiere di Bussoleno è militarizzato, ma si riesce ancora a raggiungere il presidio permanente attraverso le vie addiacenti. Un blitz in pieno stile per portare in carcere una donna, una compagna la cui unica colpa sarebbe quella di aver gridato le motivazioni del nostro No al Tav in un megafono. Ma noi siamo qui al suo fianco, non la lasceremo sola e non faremo passare liscia questa ennesima ingiustizia del forte sul debole. Raggiungeteci!”

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Dottor Trans e Mister Lesbica

Ciro è Cira. E’ una donna. Ma possibile che sia così difficile parlare di due ragazze che si amano? I media in questa sporca operazione di mistificazione sull’identità sessuale della compagna di Maria Paola Gaglione, rivelano lo stesso pregiudizio del fratello assassino.

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Media servi

Le immagini sono quelle di un medico, a terra, colpito più volte da due agenti con il taser. Morirà in ospedale. Sono immagini che non passeranno mai per i nostri TG e i nostri giornali: è quello che accade in modo ricorrente in Colombia, un paese fedele agli USA, base di partenza delle numerose operazioni sporche contro il Venezuela bolivariano, i cui squadroni della morte dopo la pace siglata con i guerriglieri delle FARC, continuano ad assassinare quotidianamente ex guerriglieri tornati alla politica legale, attivisti di sinistra, sindacalisti. In Colombia è stato anche assassinato un nostro connazionale: Mario Paciolla che lavorava con l’ONU e il cui report come osservatore degli accordi di pace con la guerriglia gli è costata la vita.

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Elogio del guevarismo

Questo intervento è dedicato a Forest Michael Reinhoel, combattente antifascista ucciso dai federali a Lacey, Washington, USA il 4 settembre scorso.

Oggi, 11 settembre, è una data importante. Non mi riferisco al 2001, il momento in cui a seguito di attentati “piuttosto dubbi” sulla matrice, gli Stati Uniti hanno iniziato una nuova strategia di aggressione a quei paesi considerati terroristi, in realtà non allineati alle logiche e alle regole del suo impero. È l’11 settembre del 1973, quando con un colpo di stato i militari comandati dal generale Augusto Pinochet Ugarte ponevano fine nel sangue all’esperienza di Unidad Popular (UP) in Cile, delle forze di sinistra e del Presidente Salvador Allende, iniziata tre anni prima con la vittoria elettorale delle sinistre.

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