Per pura curiosità ho assistito ieri a un pezzetto di una videoconfenza organizzata da tal Homo Sapiens dal titolo: Come si esce dall’Europa? Giuristi, scrittori e giornalisti a confronto, con Paolo Maddalena, Francesco Amodeo, Cosimo Massaro e Tiziana Alterio, conduttori Riccardo Corsetto e Glauco Benigni.
capitalismo
Il cigno nero
Ho atteso qualche giorno prima di riprendere i miei post su questo mio blog. Non perché non comprendevo cosa stia accadendo, ma per poter fare delle considerazioni in modo più sintetico ed esaustivo. Ricapitolando, anche a beneficio dei posteri, un virus si è diffuso nel mondo partendo dalla Cina: uno della famiglia dei Coronavirus denominato Covid-19. Tra i paesi di secondo contagio c’è anche il nostro, anzi, soprattutto il nostro, che in Europa sta dando il più altro tributo di vittime. Siamo già dopo un mese oltre i diecimila. Ma la gran parte dei contagiati non sono individuati, così come molti che si fanno la malattia in casa e lì spesso muoiono.
L’ora più buia
Chi ha visto l’omonimo film di Joseph Wright con Gary Oldman nei panni di Churchill, avrà visto tutta la retorica liberal-democratica di cui gli eseget del mondo occidentale vanno tanto fieri. Tuttavia, se c’è qualcosa che oggi è entrato di prepotenza nela vita di tutti mettendo a nudo l’ipocrisia di un regime, quello del capitalismo neoliberale, ipocrisia come panacea e come modello economico-sociale sempiterno è il coronavirus che sta sconvolgendo l’intera comunità mondiale.
La nave dei folli
Riflessioni sulle due varianti sistemiche del capitalismo
Il coronavirus sembra essere figlio dei tempi in cui il mondo si ritorce su sé stesso, tra sovranismi e chiusure di frontiere, dazi, interruzioni di flussi di persone forza-lavoro, merci, risorse. In realtà la tendenza espansiva del capitalismo ha trovato nella caduta tendenziale del saggio di profitto, dunque nella crisi di valorizzazione, che è sovraproduzione di capitali e di merci (non ultima l’eccedenza produttiva per eccellenza: il lavoro vivo, la forza-lavoro), il suo limite, in una sommatoria di risposte soggettive che mettono in crisi anche la globalizzazione. Ossia, la necessità vitale per il capitale di riempire ogni angolo della terra mettendolo a profitto, in quella competizione selvaggia che contrassegna la crisi strutturale e sistemica del capitalismo, uscito da circa trent’anni dal bipolarismo con il sistema socialista.
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