La nave dei folli

Una situazione d’emergenza come questa dovrebbe aver fatto capire anche agli aficionados più sfegatati dell’ordoliberismo europeista, che occorre un cambio di modello economico-sociale radicale e drastico. Dovrebbe aver fatto comprendere che non si tornerà più come prima, che al peggio non c’è fine se non siamo noi diretti interessati a invertire il corso della politica nazionale a partire da quella economica.

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Il mondo che va a pezzi

Quelle misere certezze che ci eravamo costruiti, un po’ come chi abituato a vivere in un orinatoio non sente più la puzza di piscio, e a cui eravamo abituati se ne stanno andando a culo. Il virus ha fatto irruzione nel nostro mondo globalizzato ma piccolo, fatto di ipermercati, file alle poste, mutui, bancomat, smartphone, gite fuori porta, pizza, come un elefante in un negozio di porcellane.

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Stato d’assedio

In Italia è sempre emergenza per qualcosa. La normalità non esiste più. Anzi, l’emergenza, qualunque essa sia, è la normalità. Ma è un’emergenza selettiva: otto bambini che muoiono di cancro negli ultimi venti giorni a Taranto non è emergenza. Più di 50 morti sul lavoro dall’inizio dell’anno non è emergenza. La nuova emergenza è il Covid-19, o coronavirus: una grande influenzona estremamente contagiosa, fatta iniziare in Cina, nella zona industriale tra le più popolose, crocevia delle linee di comunicazione e trasferita in altri paesi come Corea del Sud, Iran e in Italia, dove il focolaio è compreso tra la Lombardia e il veneto. Praticamente l’area economica di punta del paese.

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