Quando chi si dice comunista fa il gioco dell’imperialismo

Riporto la dichiarazione congiunta di questi partiti comunisti, solo per evidenziare come certe posizioni settarie cadano nel gioco dell’imperialismo.
Non a caso il Partito Comunista Cubano, il Partito Comunista della Federazione Russa e il Partito Comunista Cinese non siano in questa lista. Per non parlare del Partito Comunista Svizzero che ha rilasciato la seguente dichiarazione:
«Il Partito Comunista (Svizzera) segue con attenzione la situazione nella Repubblica Islamica dell’Iran e condanna le evidenti e violente ingerenze promosse dagli Stati Uniti e dall’Entità sionista per destabilizzare il Paese, deviando le inizialmente legittime proteste popolari in risposta alle difficoltà economiche e sociali provocate peraltro proprio dalle pesanti sanzioni imposte dagli USA all’Iran.»

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La sinistra nostrana e le “rivoluzioni colorate”

Le vicende avvenute nelle ultime settimane , rivelano come ormai quella che qui chiamiamo sinistra, non sia altro che un terminale che risponde a comando a ogni campagna criminale dell’imperialismo, ossia dell’egemone USA e i suoi vassalli occidentali. Il meccanismo è sempre lo stesso: si parte dalla definizione indiscutibile che qui c’è la democrazia e oltre il “giardino occidentale” ci siano invece autocrazie feroci, oligarchie e dittatori vari, onde per cui ogni mobilitazione o anche solo l’esternazione che favorisca le politiche belliche, golpiste, sanzionatorie o terroristiche fatte da USA e scimmiottate dalle peggiori camarille di regime europee siano giuste a prescindere.

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Strangelove a Fort Alamo

In questi giorni mi viene in mente il ritornello del soundtrack finale di Strangelove di Stanley Kubrick, quando il capitano cowboy si lancia dal B52 a cavallo della bomba atomica.

Mai titolo fu più calzante di questo lp sui film di guerra americani: “Hollywood goes to war” e Kubrick lo sapeva bene. Lo sappiamo pure noi che su un film di fiction abbiamo subìto l’attacco dei war boys american and ucrainian per Il Testimone (1), un film di fiction. Solo il grande ufficio stampa del sogno americano che è la guerra dei “buoni” è depositario della narrazione unica: da “Patton”, “Il grande uno rosso” a “Salvate il soldato Ryan”, passnado per “Rambo” nei suoi molteplici sequel.

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Terrorismo di Stato. Ma non si può dire…

Provate a immaginarvi se un commando di Guardiani della Rivoluzione iraniani, attaccasse e assassinasse uno scienziato statunitense negli USA, o francese in Francia, o israeliano in Israele.
Tutta la stampa “libera” (leggi: asservita alle cancellerie e ai servizi di intelligence occidentali) griderebbe al terrorismo, e con una campagna martellante di demonizzazione preparerebbe il consenso ad azioni armate di ritorsione, che il mondo “libero” (leggi: dominato dalle forze imperialiste) riterrebbe non solo necessario, ma obbligato.

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La Boldrini al servizio delle politiche aggressive dell’imperialismo

La Boldrini a pugno chiuso… sta manifestando contro i massacri di armeni da parte degli azeri sostenuti da Turchia e Israele in Nagorno Karabakh? No. A favore della nakba palestinese? Macché! Contro i tagliagole dell’Isis in Siria e Libia? Ma neanche per sogno! Gli assassinii di attivisti di sinistra in Colombia a opera degli squadroni della morte? Per carità! La repressione pinochettista in Cile di Pinera? Mangopucazz… Lo sterminio del popolo curdo? E ‘ndo sta?
Niente di tutto questo. La mentecatta, dopo aver ricevuto a suo tempo i nazi ucraini a Monte Citorio, oggi manifesta per la “libertà in Bielorussia”.
La vedrei bene a confezionare calze in un campo di rieducazione delle Guardie Rosse cinesi durante la Rivoluzione Culturale.

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Il terrorismo USA è una dichiarazione d’intenti per la guerra

Gli Stati Uniti inaugurano l’anno nuovo con un’azione terroristica che rischia seriamente di provocare un’escalation bellica di vaste proporzioni. Missili lanciati da un mezzo militare militare statunitense hanno ucciso il generale iraniano Qassem Soleimani, “reo” secondo Trump e il Pentagono di aver attaccato l’ambasciata USA a Baghdad, inserendo le manifestazioni popolari antiamericane in una presunta strategia iraniana.
L’attacco è avvenuto all’aeroporto della capitale irachena e ha provocato otto morti oltre a Soleimani.

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