Immaginario e rivoluzione

Questo che segue è solo un abstract del mio intervento che uscirà a metà novembre su carmillaonline.com

L’immaginario collettivo non è una terra colonizzata dal mainstream in eterno. E nei periodi di oblìo, quando sembra che la memoria storica delle lotte del passato si sia conclusa, in realtà non è finito un bel nulla.

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L’albero e la foresta

Ci fanno vedere tanti alberi presi singolarmente o non ce li fanno vedere affatto. Ma ormai è l’intera foresta dei domini neoliberisti del capitale ad avere focolai un po’ ovunque: Cile, Haiti, Ecuador, Catalunya, Irak, Libano, Honduras, Rojava, Venezuela, Bolivia, Brasile, Argentina… L’imperialismo del blocco a egemonia USA tenta di riprendersi l’America Latina, attacca in Bolivia cercando di invalidare le legittime elezioni che hanno visto la rielezione di Evo Morales, ma fallisce e le misure dei suoi lacché Moreno in Ecuador e Piñera in Cile vengono rispedite al mittente con vaste mobilitazioni che assumono i contorni di vere e proprie insurrezioni di massa. In Irak il regime spara sulla folla in una situazione ormai ingestibile e si potrebbe continuare.

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La lotta paga, ma in Italia non c’è

«Il presidente cileno Sebastián Pinera “ha chiesto perdono” ieri sera per non aver compreso la drammaticità della situazione sociale esistente in Cile, ed ha annunciato una serie di proposte per “una agenda sociale di unità nazionale”. In un discorso dal Palazzo della Moneda, Pinera ha detto di “aver ascoltato la gente”, manifestando comunque preoccupazione per l’ordine pubblico e per il ritorno del Paese alla “normalità” dopo i disordini cominciati venerdì per l’aumento del biglietto della metropolitana, che hanno causato 15 morti. Il capo dello Stato ha promesso di voler intervenire con dieci misure sociali, molte delle quali riguardanti le pensioni che sono fra le più basse del pianeta. Si interverrà inoltre per ridurre il costo della salute e dei farmaci, aumentare il salario minimo e creare una imposta sulla ricchezza.»

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Elezioni. Cos’è di sinistra e cosa no

In Emilia-Romagna all’inizio dell’anno prossimo si eleggeranno il nuovo Consiglio Regionale e il Governatore. Nella pletora di rivendicazioni, promesse, visioni più o meno idilliache della società emiliano-romagnola che si vorrebbe avere, ovviamente ognuno tira l’acqua al suo mulino. Ma quello che ormai ci fanno credere è che possano esserci programmi che vadano bene per tutti. E infatti generalmente i partiti parlano a tutti e stilano programmi che vanno bene a tutti. O almeno, così fanno credere.

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Distruggi il sistema, non il pianeta!

Sappiamo benissimo che gli investimenti in green economy stanno diventando uno degli asset strategici del capitale per i prossimi decenni. Ma da qui ad attaccare Greta Thunberg per sminuire la necessità di una lotta ambientalista sul clima, sulla distruzione di intere foreste, contro il persistere di modelli di produzione e consumo basati sull’idrocarburo non solo è da squallidi imbecilli (sta girando un post che usa un bambino mutilato di guerra del Donbass a paragone con la ragazza borghese svedese), ma è da gente completamente fuori dalle dinamiche fondamentali della lotta di classe.

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Per l’Europa il comunismo è morto. Viva il comunismo!

Il Parlamento Europeo che approva una legge che indica la messa al bando dei simboli comunisti, paragonando il comunismo al nazismo viene legittimato dalla presa di posizione di una parte dei paesi membri dell’Unione Europea. Sono i paesi baltici, la Polonia, l’Ucraina che già stanno distruggendo le effigi e i monumenti dedicati all’Armata Rossa. Sono i governi che oggi hanno nel loro sistema politico forze neonaziste come Pravy Sektor e Svoboda in Ucraina, che hanno riabilitato i collaborazionisti di Hitler.

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19 settembre: il giorno dell’infamia europea

Milioni di caduti in battaglia e nei campi di sterminio nazisti sono stati cancellati dalla storia, l’Armata Rossa con il suo tributo di lotta e di sangue contro il nazismo è stata gettata nell’oblio con un solo colpo di spugna, con un semplice voto di un branco di mentecatti che siede al Parlamento Europeo.

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