Alle regionali dell’Emilia-Romagna vota Potere al Popolo!

Potere al Popolo! è l’unica realtà politica della sinistra che dice le cose come stanno e quindi ciò che intende fare sul serio. E le cose stanno in questo modo: finché si seguiranno le regole imposte dai trattati dell’Unione Europea, ossia il pareggio di bilancio e il patto di stabilità, per le pubbliche amministrazioni non è possibile realizzare politiche di sviluppo dei servizi alla persona dalla sanità all’istruzione, di bonifica del dissesto idrogeologico, di aumenti dei salari minimi per chi lavora nel pubblico degli enti locali, di reinternalizzazione dei servizi bloccando le privatizzazioni e così via.

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Immaginario e rivoluzione

Questo che segue è solo un abstract del mio intervento che uscirà a metà novembre su carmillaonline.com

L’immaginario collettivo non è una terra colonizzata dal mainstream in eterno. E nei periodi di oblìo, quando sembra che la memoria storica delle lotte del passato si sia conclusa, in realtà non è finito un bel nulla.

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L’albero e la foresta

Ci fanno vedere tanti alberi presi singolarmente o non ce li fanno vedere affatto. Ma ormai è l’intera foresta dei domini neoliberisti del capitale ad avere focolai un po’ ovunque: Cile, Haiti, Ecuador, Catalunya, Irak, Libano, Honduras, Rojava, Venezuela, Bolivia, Brasile, Argentina… L’imperialismo del blocco a egemonia USA tenta di riprendersi l’America Latina, attacca in Bolivia cercando di invalidare le legittime elezioni che hanno visto la rielezione di Evo Morales, ma fallisce e le misure dei suoi lacché Moreno in Ecuador e Piñera in Cile vengono rispedite al mittente con vaste mobilitazioni che assumono i contorni di vere e proprie insurrezioni di massa. In Irak il regime spara sulla folla in una situazione ormai ingestibile e si potrebbe continuare.

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Lo spirito di Salvador Allende ha un messaggio anche per noi

“Más temprano que tarde, de nuevo se abrirán las grandes alamedas por donde pase el hombre libre, para construir una sociedad mejor”

(Salvador Allende, 11 settembre 1973)

Mentre scrivo divampa la rivolta nelle strade delle città cilene. Il Cile non ha mai cambiato radicalmente la Costituzione inaugurata da Pinochet negli anni della dittatura fascista. Il Cile non ha mai smesso di adottare le ricette neoliberiste, di quel neoliberismo selvaggio dei “Chicago boys” di Milton Friedman, che con il golpe fascista trasformò questo paese in un laboratorio di questi economisti criminali USA per poi esportare il modello in tutte le aree geopolitiche di pertinenza del FMI e del blocco imperialista atlantico.

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La lotta paga, ma in Italia non c’è

«Il presidente cileno Sebastián Pinera “ha chiesto perdono” ieri sera per non aver compreso la drammaticità della situazione sociale esistente in Cile, ed ha annunciato una serie di proposte per “una agenda sociale di unità nazionale”. In un discorso dal Palazzo della Moneda, Pinera ha detto di “aver ascoltato la gente”, manifestando comunque preoccupazione per l’ordine pubblico e per il ritorno del Paese alla “normalità” dopo i disordini cominciati venerdì per l’aumento del biglietto della metropolitana, che hanno causato 15 morti. Il capo dello Stato ha promesso di voler intervenire con dieci misure sociali, molte delle quali riguardanti le pensioni che sono fra le più basse del pianeta. Si interverrà inoltre per ridurre il costo della salute e dei farmaci, aumentare il salario minimo e creare una imposta sulla ricchezza.»

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La vera politica estera dell’Occidente

In questi giorni assistiamo a una fila di autorità di governo dei vari paesi europei, persino gli USA che “intimano” a Erdogan di sospendere gli attacchi al popolo curdo della Siria nel Rojava. Bugiardi. La sola loro preoccupazione è far digerire l’ennesima porcata atlantista alle pubbliche opinioni che solitamente la bevono come buoi, ma che in questo caso sembra che non stiano accettando un massacro su vasta scala in un conflitto asimmetrico tra uno dei più potenti eserciti NATO e una guerriglia che è solo sul campo, senza aerei, droni e missili.

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Elezioni. Cos’è di sinistra e cosa no

In Emilia-Romagna all’inizio dell’anno prossimo si eleggeranno il nuovo Consiglio Regionale e il Governatore. Nella pletora di rivendicazioni, promesse, visioni più o meno idilliache della società emiliano-romagnola che si vorrebbe avere, ovviamente ognuno tira l’acqua al suo mulino. Ma quello che ormai ci fanno credere è che possano esserci programmi che vadano bene per tutti. E infatti generalmente i partiti parlano a tutti e stilano programmi che vanno bene a tutti. O almeno, così fanno credere.

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Ecuador, è un massacro

Se non avessimo notizie per altre vie di quanto sta accadendo in Ecuador, dai tg non sapremmo nulla, tutto tranquillo… al massimo una normale protesta di piazza con normali cariche della polizia. Invece dalle testimonianze che arrivano da quel paese attraverso i social è in atto un massacro con decine di morti. Ma l’Ecuador non è il Venezuela bolivariano e tutti tacciono. Alla guida c’è un uomo fedele del FMI e degli USA, Lenin Moreno, che di Lenin non ha nulla e di Moreno c’ha la vocazione al nero fascismo. Quello che salito al governo col partito dell’ex presidente Correa ha fatto il salto della quaglia tradendo il mandato popolare ed è passato dalla parte degli imperialisti occidentali.

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L’appello dei genitori di “Orso” Tekoser contro l’aggressione turca al Rojava

Si moltiplicano le prese di posizione internazionali contro l’aggressione militare del terrorista di stato Erdogan alla democrazia municipalista curda nel nord della Siria. Ora Trump è passato da una posizione pilatesca e di accondiscendenza verso le pretese belliche turche alla minaccia di sanzioni verso la Turchia. Le ragioni? Ambienti della politica statunitense e del Pentagono, la presa di posizione dell’UE contro l’attacco turco e le conseguenti dichiarazioni mafiose e ricattatorie di Erdogan verso l’Unione Europea di spedire 3,6 milioni di profughi nell’antico continente (che per altro hanno provocato la convocazione degli ambasciatori turchi alla Farnersina e a Parigi), hanno persuaso il presidente USA a cambiare linea.

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Taglio dei parlamentari: un colpo alla democrazia, viva la dementocrazia

Con 553 voti a favore, 14 contrari e 2 astenuti, la Camera dei Deputati ha approvato ieri l’altro il taglio di circa un terzo del numero dei parlamentari, che scendono da 630 a 400 deputati e da 315 a 200 senatori. “Una riforma storica, una grandissima vittoria per i cittadini italiani”, ha detto Luigi Di Maio. In realtà un risparmio del tutto irrisorio che non affronta drasticamente i veri costi che incidono sul debito pubblico del paese, come le spese militari (vedi il viaggio di Pompeo per “regolarizzare” i conti della fornitura di F35 all’Italia), ma soprattutto un colpo alla democrazia che fa sorridere le élite imperialiste, che andranno a nozze con questo depotenziamento della rappresentatività dei cittadini italiani. Una misura dunque demenziale, se chi l’ha portata avanti non si rende bene conto del colpo che ha dato alla democrazia stessa. ma non facciamo gli ingenui: è in realtà una misura voluta dai manovratori e non solo italiani. Ricordiamolo in ogni passaggio della vita politica italiana: abbiamo un ceto politico sulla groppa dove gli utili idioti si mischiano ai furbi di sempre.

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