Il lockdown ha fatto scuola
Pescecani e piraña
“Al primo tentativo fascista deve seguire rapida, secca, spietata la risposta degli operai e deve questa risposta essere tale che il ricordo ne sia tramandato fino ai pronipoti dei signori capitalisti. Alla guerra come alla guerra, e in guerra i colpi non si danno a patti.”
(Antonio Gramsci, L’Ordine Nuovo, 1921)
L’episodio dell’altro giorno ai cancelli del magazzino della filiale TNT Fedex di Tavazzano a Lodi, nel quale lavoratori in lotta sono stati aggrediti da una squadra di mazzieri usciti dall’azienda di Zampieri è un fatto di una gravità inaudita e che necessita di alcune considerazioni.
Con Potere al Popolo verso le elezioni bolognesi
La pena di morte punitiva
Il reddito di cittadinanza e i padroncini di m…
In questi tempi post-pandemici (ma sono veramente post?), dopo aver preso ristori risibili e insufficienti, numerosi padroncini del turismo, della ristorazione e del piccolo commercio si scagliano contro il reddito di cittadinanza che, a dir loro, non incentiverebbe le persone che lo percepiscono ad andare a lavorare per loro. Si parla di camerieri, lavoranti delle pulizie, cuochi, operatori sociosanitari, personale alberghiero, e così via.
Basta un poco di zucchero e la pillola va giù!
Che bello se fosse il vostro ultimo Natale, maiali! Happy Xmas (game is over)
Sì, sarebbe molto bello che questo letamaio che i più chiamano “società civile” scoppiasse facendo schizzare tutta la merda sui bei volti della festa perenne, nelle cittadelle del lusso. Sarebbe bello che questo fosse l’ultimo Natale per i potenti e i loro zerbini leccaculo d’ogni risma, compresi quelli che da decenni usurpano la parola “sinistra” dandogli un alone sinistro. Le immagini di questo post sono tratte dal video Happy Xmas (game is over) sull’omonimo brano di John Lennon, che potete vedere qui.
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Augias e i coccodrilli
Fa notizia questi giorni Corrado Augias che restituisce ai francesi la Legion d’Onore: l’alta onorificenza d’oltralpe con la quale Macron ha insignito quel macellaio sanguinario di Al Sisi. Lo ha fatto per un sacrosanto motivo: avere lo stesso titolo onorofico del capobanda di quella oscena e criminale congerie di torturatori e assassini, ossia i servizi di intelligence egiziani che hanno torturato e assassinato Giulio Regeni, proprio non gli va. E ha ragione.
La fabbrica del falso.
Questo che vedete qui sopra è un murales che riporta una frase di Peppino Impastato, il compagno, comunista, assassinato dalla mafia democristiana. Peccato che sia un falso. La vera frase non inizia con “pace”, ma con COMUNISMO.