Per pura curiosità ho assistito ieri a un pezzetto di una videoconfenza organizzata da tal Homo Sapiens dal titolo: Come si esce dall’Europa? Giuristi, scrittori e giornalisti a confronto, con Paolo Maddalena, Francesco Amodeo, Cosimo Massaro e Tiziana Alterio, conduttori Riccardo Corsetto e Glauco Benigni.
socialismo
Comunismo
In queste settimane di clausura forzata, neanche fossimo in galera, diviene opportuno, anzi indispensabile, avviare una riflessione sulla nostra società, sul grado di degenerazione del sistema in sè. Perché oggi (mi vien da dire finalmente) emerge in tutta la sua chiarezza l’impossibilità di far vivere la comunità umana come sin’ora ha fatto, con il mercato e il suo neoliberismo al centro del mondo, di ogni politica e di ogni logica privata e istituzionale.
Il cigno nero
Ho atteso qualche giorno prima di riprendere i miei post su questo mio blog. Non perché non comprendevo cosa stia accadendo, ma per poter fare delle considerazioni in modo più sintetico ed esaustivo. Ricapitolando, anche a beneficio dei posteri, un virus si è diffuso nel mondo partendo dalla Cina: uno della famiglia dei Coronavirus denominato Covid-19. Tra i paesi di secondo contagio c’è anche il nostro, anzi, soprattutto il nostro, che in Europa sta dando il più altro tributo di vittime. Siamo già dopo un mese oltre i diecimila. Ma la gran parte dei contagiati non sono individuati, così come molti che si fanno la malattia in casa e lì spesso muoiono.
Come l’8 settembre
C’è un articolo che penso tutti debbano leggere: Epidemia coronavirus, due approcci strategici, di Roberto Buffagni apparso sul web “Italia e il mondo”. Gran parte delle persone dotate di buon senso e non necessariamente indottrinate da visioni naziliberiste che caldeggiano il darwinismo sociale dei più forti vanno avanti, saranno rimaste colpite dalle dichiarazioni del premier britannico Boris Johnson e dai relativi provvedimenti blandi, che non fermano l’economia nazionale del Regno Unito.
La nave dei folli
Il mondo che va a pezzi
Riflessioni sulle due varianti sistemiche del capitalismo
Il coronavirus sembra essere figlio dei tempi in cui il mondo si ritorce su sé stesso, tra sovranismi e chiusure di frontiere, dazi, interruzioni di flussi di persone forza-lavoro, merci, risorse. In realtà la tendenza espansiva del capitalismo ha trovato nella caduta tendenziale del saggio di profitto, dunque nella crisi di valorizzazione, che è sovraproduzione di capitali e di merci (non ultima l’eccedenza produttiva per eccellenza: il lavoro vivo, la forza-lavoro), il suo limite, in una sommatoria di risposte soggettive che mettono in crisi anche la globalizzazione. Ossia, la necessità vitale per il capitale di riempire ogni angolo della terra mettendolo a profitto, in quella competizione selvaggia che contrassegna la crisi strutturale e sistemica del capitalismo, uscito da circa trent’anni dal bipolarismo con il sistema socialista.
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Sovranismo… che parola!
Da oggi la Gran Bretagna è uscita dall’Unione Europea e subito mi viene in mente l’immagine di Gene Wilder nel film di Mel Brooks Frankestein Junior, mentre alza gli occhi dai libri e urla: si può fare! Per cui, senza entrare nel merito dei più che solidi argomenti della sinistra anti-UE (di cui mi fregio di far parte) e a favore dell’ITALEXIT, oggi vorrei trattare il concetto di sovranismo e soprattutto tutto ciò che sta dietro quello che considero uno degli attacchi politici più forsennati dell’euroliberismo sul piano politico e culturale verso i “sovranisti”.