Non è uno spettro ad aggirarsi per l’Europa, ma un morbo che colpisce i comunisti. E’ la variante cinese, che porta vedere lotta di classe laddove non c’è. Finché il morbo era il filosoviettismo ancora si poteva capire: tutto sommato in URSS non esisteva una proprietà privata, e i popoli in lotta nel terzo mondo un qualche aiuto (se utile per chi lo dà) lo ricevevano. Una burocrazia di stato che teneva in piedi con demagogia e un po’ di ideologia diamat, un’idea di socialismo.
socialismo
Un anno di svolta
Questo per me è stato un anno in cui sono accadute delle cose che mi hanno portato a scelte radicali che non avrei mai pensato di prendere. Non tedierò nessuno con i miei problemi personali: mi riferisco al piano inclinato della politica e del campo di appartenenza: il primo più che inclinato è diventato una parete di sesto grado, mentre il secondo non esiste più, completamente sparigliato dal cigno nero della pandemia.
Le potenti lenti sono culi di bottiglia
Da almeno un paio d’anni varie organizzazioni comuniste orfane di piccoli padri hanno trovato una grande mamma. Non so se e come si siano fatti adottare, questo riguarda alla fine la loro coscienza, ma quel che è certo è che il sostegno alla Cina di Xi Jinping da parte di questa pletora di partitini non è una scelta tattica, visto che si prodigano a definire il sistema cinese come socialista. Che ci sia a fianco l’aggettivo “originale”, o la qualifica di “storicamente dato”, non cambia la sostanza di un’adesione ideologica che in realtà fa parecchio a cazzotti con la storia del movimento comunista e la sinistra rivoluzionaria italiana da 50 anni e passa a questa parte.
“Natale sicuro, pronti a vaccinare casa per casa”
Leggi tutto“Natale sicuro, pronti a vaccinare casa per casa”
Unità di classe nell’autunno caldo imminente
Lo sblocco dei licenziamenti operato dal governo Draghi con il placet dei sindacati confederali e la foglia di fico del consiglio a usare prima gli ammortizzatori sociali, determinerà dall’autunno in poi una crescita di manodopera disponibile a qualsiasi condizione.
Cresceranno miseria, disperazione e guerra tra poveri.
Riflessioni pandemiche
Riporto sul mio blog questo intervento che ho pubblicato su Carmillaonline in data di ieri.
Trovo le polemiche interne alla sinistra di classe sul lockdown del tutto fuorvianti. Le accuse reciproche di negazionismo da una parte e dall’altra di sudditanza ai dettami imposti dal regime in materia di salute pubblica non colgono la questione essenziale che è un passaggio epocale, direi antropologico e non solo economico di crisi del capitalismo.
Patrimoniale
In questi giorni nel “belpaese” ha tenuto banco tra i politicanti la patrimoniale. Non stiamo parlando certo di una radicale redistribuzione della ricchezza sociale, ma di una sorta di contributo simbolico (attorno al 1-3%) per le rendite sopra i 500 mila euro. Apriti cielo. Così come accade per chi intende criticare i vicoli europei, la mancanza di dati dei vaccini Moderna Pfizer (vedi il fango su Crisanti), anche per la patrimoniale i soliti cerberi dello status quo borghese, da destra e sinistra, si sono scagliati lancia in resta per allontanare anche la sola idea di togliere una sola cucchiaiata dall’oceano di danaro che i ricchi hanno non certo per il sudore della fronte.
Riprendo le pubblicazioni…
… dopo ben due mesi di problemi di salute non indifferenti.
Lo faccio con questo pezzo sulla pandemia e i limiti strutturale di sistema che si sono evidenziati.
———————
Come materialisti, i ragionamenti sulle società, le loro tipologie, le loro dinamiche si basano sempre sull’esperienza storica data di ogni realtà sociale. Ma supponiamo per un istante di ragionare ipotizzando una società come dovrebbe essere. E facciamolo partendo da una constatazione molto semplice: la pandemia ha evidenziato i limiti e diciamolo pure, le tare di questa società capitalista, dove oggi vige il neoliberalismo più sfrenato.
Hasta siempre, Comandante!
Insalata… bielorussa
Ma forse è più appropriata l’espressione “polenta malmenata” ciò che sta accadendo in questi giorni in Bielorussa, a seguito di elezioni che sono state un ennessimo plebiscito (80% a 20) per Lukashenko, burocrate cerchiobottista che è rimasto in sella per 26 anni e ben sei elezioni con un mix di pratiche da socialismo reale e spregiudicate aperture e promesse a est come a ovest.