Le ragioni del mio NO al taglio dei parlamentari

C’è un detto popolare che dice:”Tagliarsi le palle per far dispetto alla moglie”. E’ esattamente ciò che accade con la legge sul taglio dei parlamentari che dovrà avere l’imprimatur referendario il prossimo 20 settembre. Non c’è quorum in questo caso: tra il Sì e il No vince chi ha preso più voti.

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Caos PD

«Qualche giorno fa, alcuni circoli del Pd del milanese ricevono dal quartier generale del Nazareno la richiesta di prenotare gli spazi elettorali comunali per la campagna referendaria, disponibili fino al 17 agosto. “«Per il Sì o per il No?”, domandano. Che ingenui. “Intanto prenotate, vi faremo sapere”.»
(da La Repubblica)

Secondo voi il PD è un partito serio? Mentre Zingaretti apre al sì previa riforma elettorale prima del 20 settembre, Bonaccini, presidente della regione Emilia-Romagna fa un deciso outing per il sì. E Santori delle Sardine si pronuncia per il No. Insomma, c’è tanta chiarezza e coerenza dalle parti del centro-sinistra!
Queste prese di posizione contrastanti creano solo confusione e finiscono con l’indebolire una compagine che si è tenuta in piedi con l’inciucio con i 5Stelle e con operazioni di alchimia sociale nate dallo staff di Prodi come le Sardine.

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Cartoline dalla Bielorussia

Il copione classico delle rivoluzioni colorate: metti un bel po’ di soldi, infiltri un po’ di manovalanza nazi da Polonia e Ucraina, fai lavorare la CIA e i servizi occidentali, crei il bamboccio di turno, in questo caso la bamboccia, sfrutti le storture di un regime personalistico di un “piccolo padre” come Lukashenko e il gioco è fatto.

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Insalata… bielorussa

Ma forse è più appropriata l’espressione “polenta malmenata” ciò che sta accadendo in questi giorni in Bielorussa, a seguito di elezioni che sono state un ennessimo plebiscito (80% a 20) per Lukashenko, burocrate cerchiobottista che è rimasto in sella per 26 anni e ben sei elezioni con un mix di pratiche da socialismo reale e spregiudicate aperture e promesse a est come a ovest.

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Il dogma occidentale della democrazia

“Gli americani hanno le idee chiare sui buoni e sui cattivi, chiarissime. Non per teoria, per esperienza, i buoni sono loro!” (Giorgio Gaber)

Le elezioni in qualsiasi paese del mondo sono regolari solo se l’esito è gradito a Washington. È il postulato della democrazia liberale, che in termini più estensivi con il concetto di esportazione della “civiltà” è la democrazia delle cannoniere, dei corpi speciali di intelligence, dei terrorismi sotto falsa bandiera, delle sanzioni e degli embarghi, dei colpi di stato. Quella che viene definita “guerra ibrida”.

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La guerra ibrida dell’Occidente al resto del mondo

Immaginatevi un campionato di calcio dove la stampa, i media, quando vincono determinate squadre gridano alla partita truccata, l’arbitro venduto. Quando invece altre squadre truccano veramente gli incontri va tutto bene.
E’ il campionato dell’imperialismo nel sistema mondo, che con i suoi uffici stampa, le sue centrali di costruzione delle notizie a suo uso e consumo, rabbonisce le proprie opinioni pubbliche, le orienta dove vuole per poi far partire le sue intelligence, i suoi militari per colpi di mano, “rivoluzioni” colorate, sanzioni, embarghi. Tutto questo meccanismo va sotto la definizione di GUERRA IBRIDA, combattuta contri quei governi e quei paesi che non si allineano all’ordine mondiale precostituito e imposto.

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2 agosto 2020. Una giornata di lotta

Mentre le massime autorità e le forze istituzionali celebravano un una Piazza Maggiore ingessata la solita liturgia autocelebrativa, la sinistra di classe, di lotta, quella che in tutti questi anni ha tenuto alta la bandiera dei diritti e dei bisogni popolari, si riappropriava di piazza Medaglie d’Oro e nel pomeriggio occupava la piazza in cui doveva tenersi la manifestazione fascista revisionista, quella della “pista palestinese”, impedendone lo svolgersi.

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Vogliono cambiare la storia

Oggi le cose stanno così: mentre la magistratura avvalora e accerta che dietro la strage del 2 agosto c’era Licio Gelli che la finanziò, con la scusa del lockdown ingessano le celebrazioni, ma “in compenso” nel pomeriggio permettono la manifestazione fascista che sostiene la tesi dello stragismo palestinese e della RAF (Frazione dell’Armata Rossa tedesca).

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Che succederà dall’autunno in poi?

In fila davanti a un banco dei pegni
Che saranno veramente cazzi. C’è tutta una massa di piccoli imprenditori, lavoratori autonomi, padroncini alla canna del gas che non troveranno certo le risposte alle loro domande di sopravivenza nella solidarietà sociale, ma nell’ideologia dell’individualismo e del campanile, la base culturale di ogni nazionalismo populista e fascista. E questo, Salvini o no, è come un mostro dalle mille teste. Non serve tagliarne una, la più pericolosa del momento, se non ammazzi tutto il mostro.

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